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Industria

Rallentano le attività produttive di Catl e Byd in Ungheria

Il nuovo governo succeduto a Orban ha stretto le maglie sul rispetto delle normative da parte dei gruppi cinesi negli investimenti ad alto impatto ambientali. Nel caso di Catl le ispezioni svolte dall’autorità per la sicurezza sul lavoro avrebbero evidenziato una dotazione insufficiente di dispositivi di protezione individuale


02/09/2026 12:58

di Andrea Boeris - Class Editori

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La fabbrica di Catl in Ungheria

La stretta dell’Ungheria sugli investimenti industriali ad alto impatto ambientale colpisce due dei maggiori gruppi cinesi dell’auto elettrica. Come riporta Car News China, le autorità locali hanno sospeso temporaneamente le attività in tre reparti della nuova fabbrica di batterie di Catl a Debrecen, dopo aver riscontrato carenze nella protezione dei lavoratori dall’esposizione al nichel.

È il segnale di un nuovo atteggiamento da parte dell’Ungheria nei confronti degli investimenti cinesi, confermato anche dai ritardi accumulati nell’avvio dello stabilimento europeo di Byd a Szeged, inizialmente previsto entro la fine del 2025, e poi slittato al quarto trimestre del 2026.

Nel caso di Catl, il provvedimento riguarda la fase di installazione e collaudo degli impianti, perché la produzione in serie delle celle non è ancora cominciata. La sospensione interessa i reparti dedicati al taglio laser delle lamine, all’avvolgimento degli elettrodi e all’essiccazione delle celle e resterà in vigore fino alla correzione delle irregolarità.

Il produttore cinese di batterie ha introdotto a giugno un programma di monitoraggio biologico che coinvolge oltre 400 dipendenti. Le analisi effettuate ad agosto hanno mostrato valori elevati di esposizione al nichel in nove lavoratori: sette casi sono stati comunicati alle autorità il 10 agosto e altri due il 13.

Tre ispezioni svolte dall’autorità per la sicurezza sul lavoro della contea di Hajdú-Bihar tra l’11 e il 25 agosto avrebbero poi evidenziato una dotazione insufficiente di dispositivi di protezione individuale in alcune aree. Catl ha quindi fermato il collaudo dei macchinari coinvolti e avviato gli interventi correttivi, mentre è in corso il procedimento per stabilire l’eventuale sanzione.

La battuta d’arresto arriva però in una fase delicata per il progetto. La prima parte della fabbrica ha ottenuto il permesso produttivo il 25 agosto, ma non può ancora avviare formalmente la produzione. La domanda relativa alla seconda fase sarebbe stata invece respinta per alcune incongruenze nella documentazione urbanistica.

Catl ha investito circa 7,3 miliardi di euro nel sito di Debrecen, destinato a diventare uno dei maggiori poli europei delle batterie, con una capacità prevista di 100 gigawattora l’anno e fino a 9 mila addetti. L’avvio era stato inizialmente programmato tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

Una linea per l’assemblaggio dei moduli, con capacità annua di 5 gigawattora, è entrata in funzione a maggio, mentre la produzione delle celle continua ad accumulare ritardi. L’impianto è destinato a rifornire diversi costruttori europei, tra cui Mercedes-Benz e Bmw. Secondo la stampa cinese, Catl starebbe utilizzando celle provenienti da altre fabbriche per garantire le forniture a Mercedes, sostenendo i maggiori costi logistici. La produzione dei modelli Bmw collegati al progetto non sarebbe invece ancora iniziata.

La vicenda si inserisce nel cambio di politica seguito alla vittoria elettorale del partito Tisza di Péter Magyar, che ad aprile ha posto fine ai 16 anni di governo di Viktor Orbán. Il nuovo esecutivo ha avviato una revisione dei grandi investimenti approvati durante la precedente amministrazione, con una particolare attenzione ai progetti legati alle batterie.

Da agosto gli investimenti considerati strategici non possono più beneficiare di deroghe automatiche alle norme ambientali, urbanistiche e di tutela della natura. In caso di violazioni, le imprese possono essere escluse dal rilascio di nuovi permessi edilizi per almeno sei mesi. Tra i primi progetti interessati figurano gli impianti di Catl, Samsung Sdi e SK On.

Catl è stata inoltre sanzionata per 10 milioni di fiorini, circa 26 mila euro, per irregolarità nella gestione e nell’etichettatura dei rifiuti e per carenze nei controlli di accesso allo stabilimento. Sotto pressione è finita anche Byd, che sta costruendo a Szeged la sua prima fabbrica europea di automobili. Le autorità hanno aperto un’indagine sulla movimentazione di terreno potenzialmente contaminato proveniente dal cantiere. Il gruppo cinese ha respinto le accuse, mentre successive analisi hanno indicato livelli di contaminazione inferiori alle soglie previste.

L’avvio della produzione è stato comunque rinviato al quarto trimestre del 2026, circa un anno dopo la scadenza iniziale. Byd partirà con la Dolphin Surf. La produzione locale permetterà al gruppo di evitare i dazi compensativi applicati dall’Unione europea alle auto elettriche importate dalla Cina. Un vantaggio che però ora dipenderà anche dalla capacità dei costruttori cinesi di adeguarsi al nuovo e più rigido quadro regolatorio ungherese. (qui il testo dell'articolo pubblicato su milanofinanza)


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