La vulnerabilità della manifattura italiana di fronte alla dipendenza dalla Cina per terre rare e materie prime critiche è emersa con particolare evidenza nei casi di due aziende di settori diversi, Lafert e Garnet, finite in luglio nella lista delle aziende europee sottoposte da Pechino a restrizioni sulle esportazioni di beni dual use, utilizzabili cioè sia in campo civile sia militare.
Lafert, gruppo di San Donà di Piave (provincia di Venezia), controllato dalla giapponese Sumitomo, produce motori elettrici e impiega magneti permanenti contenenti terre rare pesanti in circa il 30% della produzione. Le restrizioni cinesi hanno congelato gli approvvigionamenti proprio di questi componenti, nonostante l'azienda sostenga di destinarli esclusivamente ad applicazioni civili. Le scorte, secondo l’amministratore delegato Cesare Savini, potrebbero esaurirsi entro la fine del 2026.
Tra l'altro Lafert produce anche a Suzhou, dal 2012, servomotori brushless e motori gearless per il mercato asiatico, riducendo drasticamente tempi di consegna e costi logistici per i clienti operanti in un'area ad alto tasso di sviluppo. Appare ancora più strano, quindi, che le autorità cinesi non sappiano che i prodotti Lafert sono per usi civili e contestinomil dual use alla casamadre italiana.
Analoga la posizione di Garnet, società di Concorezzo (provincia di Monza e Brianza) attiva nella componentistica per automazione, robotica e automotive e specializzata nei magneti permanenti. Già dall’aprile 2025 l’azienda segnalava le difficoltà create dai nuovi controlli cinesi sull’export. questa estate ha indicato tempi fino a circa sei mesi per alcune licenze e controlli doganali più stringenti anche su magneti privi di terre rare pesanti.
I due casi mostrano un problema che va oltre le singole imprese. Secondo la Commissione europea, il 97% del magnesio utilizzato nell’Unione arriva dalla Cina e il 100% delle terre rare impiegate per produrre magneti permanenti viene raffinato nel Paese asiatico. Per l’Italia il tema è particolarmente delicato: Confindustria ha individuato 333 prodotti d’importazione strutturalmente critici per il sistema industriale e la Cina risulta il primo fornitore per circa il 23% delle tipologie considerate.
Gli effetti potenziali sono a cascata. La scarsità di una materia prima dal costo magari marginale rispetto al prodotto finale può rallentare o fermare la produzione di motori, automobili, macchinari, apparecchiature elettroniche e sistemi per l’energia. Aumentano contemporaneamente prezzi, tempi di consegna e necessità di accumulare scorte, immobilizzando capitale e riducendo la competitività.
Nell’autunno 2021 il taglio della produzione cinese di magnesio fece impennare i prezzi spot del 157% tra settembre e ottobre, mettendo in allarme l’industria europea dell’alluminio, dell’auto e dell’acciaio. Dal 2023 Pechino ha poi introdotto controlli sulle esportazioni di gallio e germanio, seguiti dalla grafite e, negli anni successivi, da altri materiali strategici. Ancora più lontano è il precedente del 2010, quando le restrizioni cinesi sulle terre rare durante la disputa con il Giappone mostrarono per la prima volta quanto una concentrazione produttiva potesse trasformarsi in leva geopolitica.
Per la manifattura italiana la questione, dunque, non è semplicemente trovare fornitori meno costosi. È ridurre un rischio industriale. Il caso Lafert è interessante perché rende visibile un rischio che va molto oltre una singola azienda: la vulnerabilità della manifattura italiana non nasce tanto dalla scarsità geologica delle terre rare, quanto dalla concentrazione in Cina delle fasi industriali che trasformano quei minerali in materiali e magneti utilizzabili.
Le restrizioni cinesi hanno avuto inizio il 4 aprile 2025, quando il Ministero del Commercio cinese (MOFCOM) e le dogane hanno introdotto controlli all'esportazione su sette famiglie di terre rare medio-pesanti: samario, gadolinio, terbio, disprosio, lutezio, scandio e ittrio, comprendendo metalli, ossidi, leghe e alcuni magneti permanenti. Non si tratta formalmente di un embargo: l'esportatore cinese deve ottenere una licenza e dichiarare se il prodotto rientra fra quelli controllati. Pechino motiva la misura con esigenze di sicurezza nazionale, non proliferazione e controllo dei beni a duplice uso civile-militare.
Per l'industria europea la distinzione è fondamentale: un prodotto può essere perfettamente civile ma incorporare un materiale classificato come dual-use. È esattamente il problema denunciato da Lafert.
Secondo Confindustria Veneto Est, Lafert produce a San Donà e Noventa di Piave motori elettrici per applicazioni civili e sta incontrando difficoltà nell'approvvigionamento di magneti pesanti in terre rare sottoposti ai controlli cinesi. L'associazione industriale ha chiesto un intervento italiano ed europeo affinché venga riconosciuta la natura civile delle forniture.
Quando si parla di "terre rare", è facile concentrarsi sull'estrazione mineraria. Ma per l'Italia il punto critico è più a valle. Ed è nelle fasi intermedie e nei magneti che la posizione cinese diventa eccezionale. Secondo l'IEA, nel 2024 la Cina rappresentava circa il 60% dell'estrazione mondiale delle terre rare utilizzate nei magneti, ma ben il 91% della raffinazione e circa il 94% della produzione mondiale di magneti permanenti sinterizzati.
I settori italiani più esposti a questi rischi sono almeno tre: il primo è quello dei motori elettrici e automazione industriale, quindi riguarda un ecosistema che comprende servoazionamenti, robot, pompe, compressori, macchine utensili, packaging, HVAC, ascensori e movimentazione industriale.
Il secondo è l'automotive e la componentistica. I magneti permanenti sono utilizzati nei motori di trazione di molti veicoli elettrici e ibridi, ma anche in numerosi motori ausiliari e attuatori.
Il terzo settore è quello dei macchinari industriali e meccatronica. È probabilmente quello che merita maggiore attenzione dal punto di vista italiano, perché il sistema industriale è particolarmente forte nelle macchine specializzate.
Poi vengono robotica, elettronica, aerospazio, difesa, dispositivi medicali ed energie rinnovabili. La BCE ha indicato automotive, elettronica ed energie rinnovabili fra i settori europei particolarmente vulnerabili alle interruzioni nelle forniture cinesi di terre rare. (riproduzione riservata)