MENU
Politica

Cina-Ue, forte richiamo di von der Leyen sul deficit commerciale

La presidente della Commissione, nell'annuale discorso al parlamento sullo Stato dell'Unione, ha denunciato una sorta di shock cinese nell'industria europea determinato dall'invasione di prodotti cinesi e ha fatto appello a tutti gli strumenti disponibili per riequilibrare le relazioni bilaterali. Ha richiamato anche il fatto che la dipendenza dalla Cina per le materie prime critiche ha superato l'80%


16/09/2026 18:31

di Pier Paolo Albricci - Class Editori

news
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea

Nella relazione annuale sulla Stato dell'Unione Europea che la presidente della Commissione ha svolto questa mattina davanti al parlamento europeo sono stati due i riferimenti più puntuali e diretti alle relazioni dell'Unione con la Cina. Il primo ha riguardato il deficit commerciale.

"Il nostro disavanzo commerciale con la Cina ha raggiunto un miliardo di euro al giorno. E questa situazione marca un punto nevralgico" ha sostenuto von der Leyen, "alcuni affermano che il secondo shock cinese è imminente ma in realtà ci siamo già dentro. Lo si vede nelle comunità e nelle fabbriche in tutta l'Unione, sfocia nella deindustrializzazione del cuore industriale dell'Europa. Tutto ciò è insostenibile e per questo abbiamo avviato un dialogo con la Cina per riequilibrare le nostre relazioni commerciali. Ora questo dialogo deve dare i suoi frutti".

La presidente della Commissione Ue ha poi spiegato che "l'indebolimento della domanda interna comporta che la Cina abbia bisogno del mercato europeo. E' nell'interesse di entrambe collaborare per trovare soluzioni. Voglio essere chiara: useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare le relazioni con la Cina. Le parole sono belle ma i fatti contano di più".

Il secondo punto toccato da von der Leyen riguarda materie prime e terre rare. "Siamo ancora vincolati da troppe dipendenze pericolose", ha ricordato la presidente, "la nostra dipendenza dalla Cina supera l'80% per molte materie prime critiche. Dobbiamo costituire con urgenza delle riserve. E per questo istituiremo una nuova società europea per le materie prime critiche, che ci aiuterà nell'approvvigionamento e nella costituzione di scorte in base alle esigenze. Da questo dipende non solo la nostra industria ma anche la nostra sicurezza".

Il problema centrale per Bruxelles è diventato lo squilibrio commerciale, come ha richiamato von der Leyen. Nel 2025 l'UE ha esportato in Cina beni per circa 199,6 miliardi di euro e ne ha importati per 559,4 miliardi: deficit di circa 360 miliardi di euro. Inoltre, rispetto al 2024, le esportazioni europee sono scese del 6,5%, mentre le importazioni dalla Cina sono salite del 6,4%. 

E la dipendenza commerciale resta notevole: nel secondo trimestre 2026 la Cina era ancora il primo fornitore di beni dell'UE, con 153,6 miliardi, pari al 21,9% delle importazioni extra-UE. 

Bruxelles attribuisce una parte importante dello squilibrio alle politiche industriali cinesi: sussidi, sovracapacità produttiva, difficoltà di accesso al mercato cinese e condizioni non equivalenti per imprese europee e cinesi. Pechino contesta diversi aspetti di questa impostazione e critica a sua volta alcune misure europee come protezionistiche. 

Il caso simbolico rimangono le auto elettriche cinesi. I dazi compensativi UE introdotti nel 2024, dal 7,8% al 35,3% a seconda del produttore, sono ancora il quadro di riferimento. Ma lo scorso gennaio 2026 la Commissione ha formalizzato la possibilità di sostituire, caso per caso, i dazi con impegni sul prezzo minimo d'importazione e altri elementi. A febbraio ha accettato il primo accordo di questo tipo per la CUPRA Tavascan prodotta da Volkswagen Anhui. 

Quindi sui veicoli elettrici la controversia non è risolta, ma si sta passando almeno in parte dallo scontro tariffario alla ricerca di soluzioni negoziate.
Negli ultimi mesi è diventato centrale anche il tema delle terre rare, magneti permanenti e controlli cinesi all'esportazione. È un punto sensibile perché la Cina rappresentava nel 2025 circa il 46,8% in peso delle importazioni UE di terre rare. 

La novità significativa è che UE e Cina hanno concordato di lavorare attraverso una piattaforma strutturata su quattro filoni: riequilibrio di commercio e investimenti, controlli all'esportazione, proprietà intellettuale e riforma WTO. È stato inoltre concordato un meccanismo congiunto di monitoraggio dei flussi commerciali. Il commissario europeo Maroš Šefcovic ha dichiarato che i gruppi tecnici hanno un mandato per produrre risultati concreti entro il prossimo ottobre 2026, e che dovrebbe recarsi a Pechino in autunno per verificarne i progressi. (riproduzione riservata)

 


Chiudi finestra
Accedi