Le vendite al dettaglio in Cina sono diminuite a maggio per la prima volta da oltre tre anni, mentre gli investimenti urbani hanno registrato una contrazione superiore alle attese, aumentando la pressione su Pechino affinché introduca misure di stimolo significative per rilanciare i consumi, nonostante l'allentamento delle tensioni in Medio Oriente offra un certo sollievo nel breve termine.
Le vendite al dettaglio, indicatore della spesa dei consumatori, sono diminuite dello 0,6% su base annua a maggio, segnando il primo calo dal dicembre del 2022, secondo i dati diffusi dal National Bureau of Statistics (Nbs). Le festività del Labor Day all'inizio di maggio non sono riuscite a compensare la debolezza dei consumi.
La contrazione delle vendite ha sorpreso gli economisti che avevano previsto un dato invariato. Fu Linghui, portavoce dell'ufficio statistico, ha però sottolineato che le vendite complessive di beni e servizi sono comunque aumentate del 2,8% nei primi cinque mesi dell'anno. Secondo il funzionario del Nbs il rallentamento di maggio è in parte dovuto alla base di confronto, molto alta, con l'anno precedente e in parte alle forti piogge in alcune regioni della Cina che hanno dissuaso gli acquisti in presenza.
Il trend segnala anche una crescente attenzione dei consumatori ai prezzi, perché durante il lungo periodo festivo di inizio maggio, pur registrandosi un aumento dei viaggi e delle spese per la ristorazione, la spesa pro capite è rimasta inferiore a quella dello stesso periodo del 2025.
«I deboli dati sulle vendite al dettaglio aumentano la pressione sul governo affinché valuti misure per stabilizzare i consumi», afferma Zhiwei Zhang, presidente e capo economista di Pinpoint Asset Management, che prevede un aggiustamento 'mirato' delle politiche economiche a luglio, dopo la pubblicazione dei dati sul pil del secondo trimestre.
Resta il fatto che a trainare i consumi nei cinque messi sono state soprattutto le vendite di servizi (+5,4%) mentre quella di beni fisici è stata dell'1,2%. In totale il mercato cinese retail è stato di 3.000 miliardi di dollari nei primi cinque mesi di quest'anno.
Alla contrazione dei consumi di maggio si somma quella (-4,1%) degli investimenti fissi urbani , che comprendono immobili e infrastrutture, un livello doppio della previsione dagli economisti e in aggravamento rispetto alla flessione dell'1,6% registrata nei primi quattro mesi dell'anno.
Il settore immobiliare ha continuato a pesare sugli investimenti, con gli afflussi in diminuzione del 16,2% nel periodo gennaio-maggio. Gli investimenti fissi nel settore manifatturiero sono diminuiti per la prima volta dal dicembre del 2020, secondo i dati di Wind, nonostante la tenuta della manifattura ad alta tecnologia e dei comparti sostenuti dalle politiche governative. Gli investimenti nelle infrastrutture sono invece cresciuti dello 0,6% su base annua.
Continuano invece le buone notizie, per la Cina, sull'andamento della produzione industriale, aumentata del 4,5% a maggio, oltre le attese del 4,3%, e in ripresa rispetto al minimo di quasi tre anni registrato ad aprile (4,1%). Anche il valore aggiunto della produzione industriale delle grandi imprese (quelle con un fatturato annuo superiore a 2,9 milioni di dollari) è cresciuto del 5,4%, con la manifattura in crescita del 4,4%, e il settore energetico del 7,6%.
Tra i prodotti si segnala il boom della produzione di stampanti 3D (+54%), di batterie agli ioni di litio (+40%) e di robot industriali (+29%)
Tuttavia lo stesso ufficio statistico, Nbs, segnala che «lo squilibrio interno tra una forte offerta e una domanda debole è acuto» e che «alcune imprese stanno affrontando notevoli pressioni operative e sono quindi necessarie nuove tecnologie e un maggiore sostegno all'occupazione per conseguire un adeguato aumento della produzione economica».
Ad aprile, la crescita aveva già perso slancio in quasi tutti i settori, con produzione industriale e vendite al dettaglio che avevano registrato gli incrementi più deboli degli ultimi anni. A maggio, l'indice ufficiale dell'attività manifatturiera è sceso a 50 punti, la soglia che separa l'espansione dalla contrazione.
"L'economia cinese rallenterà e le prospettive di ripresa restano limitate", commenta Sheane Yue, economista senior di Oxford Economics, stimando una crescita del 4,2% nel secondo trimestre, in netto rallentamento rispetto al 5% registrato nel primo. (riproduzione riservata)