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Cina, il mercato immobiliare è più stabile, ma i prezzi calano ancora

A luglio i prezzi delle nuove abitazioni nelle 70 principali città cinesi sono diminuiti di circa 3,2% su base annua e 0,1% rispetto a giugno. È il 37° mese consecutivo di calo su base annua, anche se la contrazione è leggermente meno marcata rispetto al -3,3% di giugno. Solo 17 città su 70 hanno registrato aumenti mensili.


18/08/2026 10:20

di Mauro Romano - Class Editori

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Gli ultimi dati disponibili, pubblicati ieri 17 agosto 2026 e riferiti a luglio, indicano che il mercato immobiliare cinese non ha ancora trovato un vero punto di svolta. Ci sono però segnali di stabilizzazione in alcune grandi città, mentre il quadro nazionale resta debole.

I prezzi continuano a scendere, ma più lentamente. A luglio i prezzi delle nuove abitazioni nelle 70 principali città cinesi sono diminuiti di circa 3,2% su base annua e 0,1% rispetto a giugno. È il 37° mese consecutivo di calo su base annua, anche se la contrazione è leggermente meno marcata rispetto al -3,3% di giugno. Solo 17 città su 70 hanno registrato aumenti mensili.

La divergenza geografica sta diventando molto importante. Non esiste più un unico "mercato immobiliare cinese": Shanghai è una delle eccezioni più evidenti, con prezzi delle nuove abitazioni circa +3,0% annuo a luglio, mentre Pechino (-2,3%), Shenzhen (-2,9%) e numerose città di seconda e terza fascia restano in territorio negativo. 

Questo sta creando una sorta di recupero a K: gli immobili migliori nelle città più forti riescono a trovare domanda, mentre le aree con eccesso di offerta e prospettive demografiche meno favorevoli continuano a soffrire. Reuters segnala che questa divergenza potrebbe persistere.

Il problema più serio è probabilmente la domanda, non semplicemente il prezzo. Le famiglie rimangono prudenti nell'acquistare immobili nonostante tassi ipotecari relativamente bassi. Un dato interessante è che il credito alle famiglie si è contratto nella prima metà del 2026, mentre i depositi bancari sono aumentati: un'indicazione della preferenza per il risparmio rispetto all'indebitamento e all'acquisto di case. 

Investimenti, vendite e nuove costruzioni restano deboli. I dati di luglio mostrano ulteriori contrazioni nell'investimento immobiliare, nelle vendite e nei nuovi cantieri. Fitch, già a giugno, prevedeva per l'intero 2026 una diminuzione delle vendite di nuove abitazioni in volume dell'ordine dell'11-13%. 

Il governo ha adottato diverse misure — facilitazioni all'acquisto, sostegno al credito, interventi locali, riqualificazione urbana e tentativi di assorbire parte dello stock invenduto — ma finora ha evitato un gigantesco salvataggio nazionale del settore.

La strategia sembra essere sempre più quella di ridimensionare e stabilizzare l'immobiliare piuttosto che riportarlo ai ritmi precedenti alla crisi. Per il 2026 Pechino ha indicato come priorità la stabilizzazione del mercato, la riqualificazione urbana e la gestione dell'offerta esistente. 

Tuttavia l'immobiliare resta un problema macroeconomico enorme, perché il settore e le infrastrutture collegate hanno storicamente rappresentato una quota molto significativa della domanda cinese, mentre una parte molto elevata della ricchezza delle famiglie è legata agli immobili. 

Il punto chiave per il resto del 2026: i dati attuali sono più compatibili con una stabilizzazione molto lenta e selettiva che con l'inizio di un nuovo ciclo immobiliare rialzista. La variabile da seguire nei prossimi mesi non è tanto se Shanghai o Shenzhen riescano ad avere qualche trimestre positivo, quanto se la stabilizzazione riesca ad allargarsi alle città di seconda e terza fascia e se le famiglie tornino ad acquistare immobili. Finché questo non avviene, il settore continuerà probabilmente a frenare consumi e crescita economica; gli ultimi dati macro di luglio mostrano già questa relazione. (riproduzione riservata)



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