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La banca centrale cinese accelera sul rafforzamento dello yuan

ma soprattutto punta a una maggiore internazionalizzazione della valuta cinese negli scambi globali, sfruttando il contesto favorevole dei flussi commerciali e l'interesse dei grandi investitori per il finanziamento della tecnologia cinese. Record di investimenti esteri cinesi, 8.000 miliardi di dollari a fine 2025


17/06/2026 11:22

di Pier Paolo Albricci - Class Editori

settimanale
Pan Gongsheng, governatore della People's Bank of China

La Cina imprime una nuova accelerazione alla propria strategia di rafforzamento dello yuan, che oggi è a 6,8 sul dollaro sotto quindi la soglia psicologica di 7, sui mercati internazionali e di modernizzazione della politica monetaria domestica. Al Forum finanziario di Lujiazui, tenutosi a Shanghai, il governatore della People's Bank of China (PBoC), Pan Gongsheng, ha annunciato una serie di iniziative che puntano a consolidare il ruolo della valuta cinese nel sistema finanziario globale e ad affinare gli strumenti di intervento della banca centrale, ma anche favorire un'ulteriore apertura del mercato finanziario cinese agli investitori globali.

Le misure arrivano in una fase particolarmente favorevole per l'economia cinese sul fronte dei conti con l'estero. Nei primi cinque mesi di quest'anno Pechino ha infatti registrato un surplus commerciale di ben 452 miliardi di dollari, leggermente inferiore (-4%) al dato del 2025, ma che conferma la solidità della propria posizione internazionale in un contesto molto difficile, soprattutto sul fronte degli scambi con gi Usa, il primo partner commerciale di Pechino, e la crescente capacità delle imprese cinesi di competere sui mercati mondiali. Così la leadership cinese ha deciso di trasformare la forza commerciale in maggiore influenza finanziaria e monetaria.

Tra gli annunci più significativi figura l'istituzione di una nuova facility di pronti contro termine (repo) destinata alle autorità monetarie straniere e ai fondi sovrani. Il nuovo strumento consentirà di ottenere liquidità in yuan direttamente dalla banca centrale cinese utilizzando obbligazioni come garanzia. L'iniziativa rappresenta un ulteriore passo verso l'internazionalizzazione della valuta cinese, offrendo agli investitori istituzionali esteri un accesso più agevole e sicuro alla liquidità denominata in renminbi.

Parallelamente, Pechino lancerà un programma pilota per il trading offshore dello yuan all'interno della zona di libero scambio di Shanghai. L'obiettivo dichiarato è trasformare la metropoli finanziaria in un centro globale per l'allocazione di asset in valuta cinese e per la gestione dei rischi finanziari collegati allo yuan. Una mossa che rafforza le ambizioni della Cina di costruire un'infrastruttura finanziaria meno dipendente dal dollaro e più resiliente agli shock provenienti dall'esterno.

Le novità riguardano anche il quadro della politica monetaria interna. Pan Gongsheng ha indicato che la PBoC intende migliorare il proprio meccanismo di regolazione dei tassi di interesse a breve termine. In particolare, la banca centrale ridurrà il corridoio dei tassi applicati alle operazioni di repo e reverse repo overnight e aumenterà il ricorso alle operazioni di reverse repo con scadenza giornaliera.

Secondo gli analisti, queste modifiche suggeriscono una graduale evoluzione del modello operativo della banca centrale cinese verso gli standard adottati dalle principali autorità monetarie internazionali. Il tasso overnight potrebbe infatti diventare il principale riferimento per la trasmissione della politica monetaria, sostituendo progressivamente l'attuale tasso di reverse repo a sette giorni, oggi considerato il benchmark di riferimento della PBoC.

Un'altra innovazione riguarda la stabilità finanziaria. Il governatore ha annunciato che la banca centrale sta elaborando nuovi strumenti per fornire liquidità d'emergenza alle istituzioni finanziarie non bancarie in caso di crisi. La misura riflette la crescente attenzione delle autorità verso i rischi sistemici che potrebbero emergere nei segmenti meno regolamentati del sistema finanziario.

I dati presentati durante il forum confermano inoltre il crescente grado di integrazione della Cina nei mercati finanziari globali. Secondo Zhu Hexin, responsabile della State Administration of Foreign Exchange, gli asset detenuti all'estero dalle imprese cinesi hanno superato gli 8.000 miliardi di dollari alla fine del 2025. Nello stesso periodo, lo stock di investimenti diretti esteri in Cina ha raggiunto i 4.000 miliardi di dollari, mentre le partecipazioni straniere in azioni e obbligazioni cinesi hanno oltrepassato i 1.000 miliardi.

Particolarmente significativo anche l'interesse degli investitori internazionali per il settore tecnologico cinese. Alla fine del primo trimestre del 2026, gli investitori esteri detenevano circa 600 miliardi di dollari in azioni cinesi, di cui oltre 90 miliardi concentrati nei titoli dell'information technology. E soprattutto i grandi fondi di private equity occidentali hanno accelerato la raccolta da investire in Cina, tra questi il fondo 9 di Eqt Bpea con 15 miliardi di dollari, il Blackstone Asia 3 con 10 miliardi di dollari, quasi il doppio del fondomprecedemte e ancora Hillhouse Capital con 8 miliardi di dollari.

L'insieme di queste iniziative evidenzia la duplice strategia perseguita da Pechino: da un lato rafforzare gli strumenti della politica monetaria e la stabilità del sistema finanziario interno, dall'altro accrescere il peso internazionale dello yuan. Un percorso che si inserisce nella più ampia ambizione della Cina di consolidare il proprio ruolo nell'architettura finanziaria globale, di ridurre la dipendenza dai circuiti dominati dalle valute occidentali e di aprire il paese ai grandi investitori internazionali. (riproduzione riservata)


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