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Industria

Cresce in Cina la blue economy, opportunità per le imprese italiane

Investimenti in intelligenza artificiale applicata al mare, l'energia eolica offshore, le nuove tecnologie per la produzione di idrogeno dall'acqua marina e per la trasformazione dei porti aprono la strada alla collaborazione bilaterale sul fronte energia, trasporti/logistica e turismo


10/06/2026 16:20

di Mauro Romano - Class Editori

settimanale
Il primo datacenter sottomarino installato a Shanghai a 10 chilometri dalla riva

L'economia del mare cinese consolida il proprio ruolo come uno dei principali motori della crescita del Paese. Secondo il China Ocean Economic Development Index 2026, pubblicato dal Ministero delle Risorse Naturali di Pechino, nel 2025 il prodotto lordo dell'economia marittima ha raggiunto gli 11.000 miliardi di yuan, pari a circa 1.600 miliardi di dollari, con una crescita del 5,5% rispetto all'anno precedente.

I numeri confermano una strategia di sviluppo che punta su innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e rafforzamento delle infrastrutture portuali e logistiche. L'indice generale dell'economia oceanica è salito a 128,8 punti, segnando un incremento del 2,2% su base annua. Particolarmente significativo è il contributo delle industrie marine emergenti, cresciute del 7,3%, grazie agli investimenti in intelligenza artificiale applicata al mare, l'energia eolica offshore e le nuove tecnologie per la produzione di idrogeno dall'acqua marina.

Nel comparto energetico, la produzione offshore di petrolio e gas naturale è aumentata rispettivamente del 3,4% e del 17%, mentre la generazione di energia eolica in mare è cresciuta del 3,3%. Parallelamente, Pechino ha autorizzato nuovi utilizzi di aree marine e insulari per oltre 372.000 ettari, mobilitando investimenti superiori a 921 miliardi di yuan.

Un'ulteriore spinta alla crescita viene dal commercio internazionale, perché il traffico marittimo continua a rappresentare il cuore degli scambi cinesi: il 61,5% del commercio estero del Paese viaggia via mare e il volume delle merci movimentate nei porti costieri è aumentato del 4,7%.

In questo scenario si aprono spazi interessanti per le imprese italiane della blue economy. L'Italia vanta competenze riconosciute a livello internazionale nella cantieristica navale, nella progettazione portuale, nelle tecnologie per la sostenibilità marittima e nella nautica da diporto. Aziende specializzate in automazione portuale, digitalizzazione della logistica, monitoraggio ambientale e gestione delle infrastrutture costiere possono trovare nel mercato cinese un interlocutore sempre più attento all'innovazione e alla qualità tecnologica.

Particolarmente promettenti appaiono i segmenti legati alla transizione energetica. L'espansione dell'eolico offshore e delle tecnologie per l'idrogeno verde richiede competenze ingegneristiche avanzate, sistemi di controllo, componentistica specializzata e servizi di consulenza nei quali numerose imprese italiane hanno sviluppato know-how competitivo.

Opportunità emergono dal turismo marittimo, individuato dal rapporto come uno dei settori più dinamici. Crociere, turismo insulare e sport acquatici stanno registrando una crescita costante, creando spazi per collaborazioni con operatori italiani attivi nell'ospitalità, nella progettazione di marine turistiche e nella gestione delle destinazioni costiere.

Nonostante la sfida di un mercato complesso e concorrenziale, la dimensione degli investimenti cinesi e l'orientamento verso tecnologie avanzate e sostenibili rendono l'economia del mare uno dei terreni più interessanti per rafforzare la cooperazione industriale tra Italia e Cina nei prossimi anni.

Le opportunità per le imprese italiane non partono da zero. Esistono già esempi significativi di cooperazione industriale tra i due Paesi. Il caso più noto è quello di Fincantieri, che da anni collabora con il colosso cinese China State Shipbuilding Corporation (CSSC) nello sviluppo del comparto crocieristico e della cantieristica commerciale destinata al mercato asiatico. Accanto al gruppo triestino, realtà come RINA operano stabilmente in Cina nei servizi di classificazione navale, certificazione e consulenza ingegneristica.

Oltre ai casi già consolidati di Fincantieri e RINA, la crescita dell'economia del mare cinese potrebbe favorire anche altre aziende italiane ad alto contenuto tecnologico. Gruppi come Comau, Danieli Automation, Leonardo, Circle Group ed Engineering dispongono di competenze nei settori della robotica, dell'automazione industriale, della digitalizzazione portuale, della sensoristica e della gestione intelligente delle infrastrutture, tecnologie sempre più richieste nei programmi cinesi di sviluppo dei porti smart, dell'energia offshore e della logistica marittima avanzata. Parallelamente, operatori logistici come Fratelli Cosulich e MSC possono svolgere un ruolo strategico nel rafforzamento delle connessioni commerciali tra il Mediterraneo e i mercati asiatici. (riproduzione riservata)

 


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