I due principali obiettivi della WAIC World AI conference 2026, inaugurata venerdì scorso dal Presidente Xi Jinping e terminata ieri, erano di costituire un’aggregazione di 39 paesi, che potessero convergere su una visione comune nell’utilizzo dell’AI. Questa premessa è diventata parte integrante di un messaggio al mondo di come la Cina intende utilizzare questa tecnologia.
Luigi Gambardella, presidente e fondatore di China-EU, un’associazione internazionale per la digitalizzazione con sede a Bruxelles, invitato al convegno, ha riconosciuto che il discorso di Xi Jinping ha avuto una forte valenza per quanto riguarda le finalità dell’AI che deve diventare un ponte di connessione tra Paese e non una nuova linea divisiva.
Rispetto alla visione geo-economica presentata va considerato che nel XV Piano Quinquennale, approvato nella scorsa primavera, veniva dedicato un capitolo al programma Digital China Initiative che dovrebbe contribuire a un beneficio generale sia a livello di innovazione tecnologica che di innalzamento del tenore di vita della popolazione cinese.
Al momento, se sul fronte strettamente tecnologico si possono enumerare risultati come quelli presentati alla WAIC, nel campo economico domestico non vi sono ancora segnali che ne dimostrino almeno un parziale cambio di rotta.
Per questa ragione nella giornata di ieri il China Securities Regulatory Commission, organo dipendente dal Governo Centrale, ha chiesto alle società conglomerate statali di acquistare azioni per ridare ossigeno e fiducia al mercato mobiliare e garantirne una certa stabilità per gli investitori dopo le ultime performances non certo positive e soprattutto pervase dall’instabilità quotidiana.
Due società hanno già risposto all’appello comprando azioni per un controvalore di 9 miliardi di dollari e, a seguito di un incontro con i rappresentanti di duecento società statali, si prospetterà un’operazione di acquisto che vedrà coinvolte, oltre alle finanziarie, China Reform Holding e China Chengtong Holding Group, anche China Railway Rolling Stock Corporation e Aluminium Corporation of China.
D’altro canto in giugno le vendite al dettaglio hanno faticosamente raggiunto solo l’1% di incremento annuo e l’immobiliare non ha dato segnali di una ritrovata vitalità con l’aggravante invece che il settore ha ceduto il 18% degli investimenti nei primi sei mesi. Dati ai quali va aggiunto il problema occupazionale in particolar modo quello giovanile.
Nella riunione tenutasi la scorsa settimana alla presenza del Premier Li Qiang e di esperti e capi azienda di società cinesi, è emersa la necessità di stabilizzare l’occupazione e di trovare degli “aggiustamenti anticiclici “.
Finora le iniziative messe in cantiere non tanto per incrementare temporaneamente i consumi attraverso il modello dei coupons di sconto e abbuono ma per riattivare il sentiment dei consumatori non hanno dato i risultati sperati anche perché nel XV Piano Quinquennale è prevista un’annualizzazione del 3,7% per i consumi familiari.
L'economia cinese si trova di fronte ad una situazione contingente specularmente opposta: l’avanzamento tecnologico e una staticità dei consumi che, camminando per una città come Shanghai, pone molti interrogativi.
Negli anelli di circolazione veicolare il traffico è sempre intenso anche tenendo conto che è in corso una progressione geometrica di autovetture in servizio tipo Uber che si vanno ad aggiungere ai taxi ufficiali; si parla di oltre 70.000 autovetture solo a Shanghai. Quanto sta accadendo denota da un lato forme di nuova occupazione, dall’altro l’utilizzo di un servizio che costa meno dell’uso della propria autovettura per carburante, ormai oltre un euro al litro, e parcheggi.
Ma il dato più sorprendente è la presenza dei riders (Kuai di) che nelle vie cittadine occupano ogni spazio (per loro sono state perfino create aree di parcheggio) e, condizionati dai tempi di consegna, sono sempre in movimento. In ogni mall, nei piani inferiori, dove sono allocati ristoranti e centri di distribuzione di bevande, le code di attesa dei riders sono impressionanti e si contrappongono alla mancanza di visitatori ai piani superiori, o forse di clienti che optano per l’acquisto in presenza.
Il turismo domestico a Shanghai, come in altre città proviene da province lontane e con viaggi organizzati il livello di spesa giornaliera è molto basso. Fra un mese riapriranno le scuole e, come per le cicale con le loro cinque settimane di vita e di canto rendendo più viva la città, si spegneranno gli ultimi sogni del turismo familiare. Il tutto stride con i risultati pubblicati oggi del pil di Shanghai che, nei primi sei mesi ha raggiunto il 5,6% anno su anno. Entro settembre qualche sogno dovrà pure trasformarsi in realtà. (riproduzione riservata)
* corrispondente da Shanghai, dove vive e lavora da 30 anni