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Panda bond, boom di emissioni in Cina, Italia alla finestra

Le obbligazioni in valuta cinese emesse da soggetti esteri crescono dell’81% dall’inizio dell’anno. Costi di finanziamento più bassi e maggiore apertura del mercato attirano governi, banche e istituzioni multilaterali, con banche europee in primo piano, ma senza l'Ita


23/09/2026 14:41

di Mauro Romano - Class Editori

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Il mercato obbligazionario cinese si conferma una fonte di finanziamento sempre più interessante per gli emittenti internazionali. A trainare la crescita sono i panda bond, titoli di debito denominati in renminbi ed emessi sul mercato domestico cinese da soggetti esteri, che stanno registrando un’espansione senza precedenti grazie ai bassi costi di raccolta e alla progressiva apertura finanziaria di Pechino.

Secondo i dati di Wind Information, al 17 settembre le emissioni hanno superato i 240 miliardi di yuan, equivalenti a circa 35,6 miliardi di dollari, distribuiti su 135 operazioni. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il valore delle emissioni è aumentato dell’81%, mentre il numero delle operazioni è cresciuto del 65%.

A rivolgersi al mercato cinese sono soprattutto governi, grandi gruppi bancari e istituzioni finanziarie multilaterali. Slovenia, Pakistan, Kazakhstan e Indonesia hanno collocato quest’anno i loro primi panda bond, mentre il Brasile potrebbe diventare il primo emittente sovrano latinoamericano.

Particolarmente significativa è la presenza delle banche europee. Deutsche Bank ha raccolto 9 miliardi di yuan, mentre BNP Paribas ha realizzato due emissioni per complessivi 11 miliardi. Ad agosto UBS ha collocato un’obbligazione quinquennale da 2 miliardi di yuan, con una cedola dell’1,78%, segnando il debutto di un’istituzione finanziaria svizzera su questo mercato. La domanda è stata pari a tre volte l’importo offerto.

Assente dal mercato invece Cdp, l'istituzione del Tesoro italiano, che nel 2019 era stata tra le prime al mondo a promuovere questi titoli.

Il principale fattore di attrazione resta il differenziale nei costi di finanziamento. Secondo Zhang Jun, capo economista di China Galaxy Securities, le grandi banche straniere possono emettere panda bond a tassi compresi tra l’1,7% e il 2,2%, contro il 4,5-5,5% richiesto per finanziamenti comparabili sul mercato in dollari. Un divario che rende particolarmente conveniente diversificare la raccolta attraverso la valuta cinese.

A favorire il fenomeno contribuisce anche l’evoluzione del quadro normativo. Negli ultimi anni Pechino ha semplificato le procedure di registrazione ed emissione, allentando i vincoli sull’utilizzo dei proventi e consentendo agli emittenti di trasferire all’estero le risorse raccolte. Una maggiore flessibilità che ha ampliato le possibilità di accesso al mercato.

Dalla nascita dello strumento, le emissioni cumulative hanno superato 1.300 miliardi di yuan, coinvolgendo soggetti provenienti da 26 Paesi e territori. La People's Bank of China ha confermato l’intenzione di sostenere ulteriormente l’accesso degli emittenti esteri.

La crescita dei panda bond assume però un significato che va oltre la convenienza finanziaria. Per Pechino rappresenta anche un tassello della strategia di internazionalizzazione del renminbi, destinato ad assumere un ruolo più ampio nei pagamenti, negli investimenti e nella gestione della liquidità delle imprese multinazionali.

Più soggetti internazionali raccolgono capitali in yuan, maggiore diventa infatti la circolazione della valuta cinese oltreconfine. Il rafforzamento del mercato obbligazionario domestico e l’espansione dell’utilizzo internazionale del renminbi finiscono così per alimentarsi reciprocamente, contribuendo a ridisegnare, almeno gradualmente, gli equilibri della finanza globale. (riproduzione riservata)


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