Pechino accelera l'apertura del proprio mercato delle telecomunicazioni e lancia un segnale importante agli operatori internazionali. Il Ministero cinese dell'Industria e delle Tecnologie dell'Informazione (MIIT) ha rivelato che sono già 166 le imprese a capitale estero che hanno ottenuto l'autorizzazione a operare nei servizi di telecomunicazione a valore aggiunto (Value-Added Telecommunications Services, Vats) dopo l'avvio del programma pilota nel febbraio 2025.
Si tratta di un cambiamento significativo in un settore che per decenni è stato considerato tra i più protetti e strategici dell'economia cinese. Le aziende autorizzate possono ora fornire servizi su tutto il territorio nazionale in ambiti quali i data center Internet (Idc), i servizi di accesso alla rete, il cloud computing e i servizi informativi digitali.
Tra le principali imprese non cinesi che hanno ottenuto o stanno ottenendo le necessarie autorizzazioni figurano colossi globali della tecnologia e delle telecomunicazioni già presenti nel mercato cinese attraverso joint venture o strutture locali. Tra queste emergono gruppi statunitensi come Microsoft, Amazon Web Services (AWS) e Cisco, operatori europei come Deutsche Telekom e Orange Business, oltre a importanti società asiatiche provenienti da Giappone, Singapore e Corea del Sud. In molti casi le attività riguardano infrastrutture cloud, servizi per le imprese, gestione dei dati e soluzioni digitali avanzate.
L'apertura è stata resa possibile grazie a una serie di riforme che hanno eliminato, in alcune aree pilota, i limiti alla partecipazione azionaria straniera nei servizi di telecomunicazione a valore aggiunto. Le sperimentazioni sono state avviate a Pechino, Shanghai, Hainan e Shenzhen, territori scelti come laboratori per testare nuove forme di liberalizzazione in linea con gli standard internazionali e con gli impegni assunti dalla Cina nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).
Secondo il ministero, attualmente operano in Cina oltre 3.100 imprese di telecomunicazioni a capitale estero. L'obiettivo di Pechino è favorire una maggiore concorrenza, aumentare la qualità dei servizi disponibili per consumatori e imprese e sostenere la trasformazione digitale dell'economia.
Per le aziende italiane si apre uno scenario ricco di opportunità. Sebbene l'Italia non disponga di giganti globali del cloud comparabili ai grandi operatori americani, il Paese vanta competenze riconosciute nei servizi ICT, nella cybersecurity, nei software industriali, nell'Internet of Things e nelle soluzioni digitali per la manifattura avanzata.
TIM, Retelit, Almaviva e numerose pmi innovative specializzate in servizi cloud e data management potrebbero valutare partnership locali o investimenti nelle zone pilota cinesi. In particolare, la crescente domanda di servizi digitali per l'industria, la logistica e le smart city rappresenta un terreno favorevole per il know-how italiano.
Restano tuttavia alcune sfide. Il quadro normativo cinese continua a prevedere rigorosi requisiti in materia di sicurezza dei dati, localizzazione delle informazioni e conformità tecnologica. Inoltre, la concorrenza dei grandi operatori cinesi, come China Mobile, China Telecom e China Unicom, rimane particolarmente dura.
Nonostante questi ostacoli, il progressivo allentamento delle restrizioni segna una svolta storica per uno dei mercati digitali più grandi al mondo. Se la liberalizzazione proseguirà secondo i piani annunciati da Pechino, le imprese europee e italiane avranno maggiori possibilità di partecipare alla crescita dell'economia digitale cinese, contribuendo allo sviluppo di un ecosistema tecnologico sempre più aperto e internazionale. (riproduzione riservata)