Mentre il mito svedese di Ikea sta svaporando, in Cina, sembra prendere vigore quello del glamour tedesco, che ispira le decisioni della Muller Ltd. Co. KG, catena retail no grocery, fondata a Ulm nel 1953 e oggi presente in Europa, Italia esclusa, con circa 800 punti vendita. Il gruppo tedesco ha annunciato, insieme alla prossima (fine 2026) apertura del suo primo punto vendita a Pudong (Shanghai), un piano di sviluppo dei prossimi cinque anni di 200 - 500 punti vendita con articoli di profumeria, giocattoli, prodotti per la casa, multimedia e prodotti farmaceutici da banco.
Ikea, invece, dal prossimo due febbraio chiuderà sette dei 41 punti vendita attualmente operativi in Cina: uno a Shanghai nel distretto industriale di Baoshan, altri a Canton, Tianjin, Nantong e Xuzhou nella provincia del Jangsu, Ningbo nella provincia dello Zhejiang e Harbin nel profondo nord dell’Heilongjiang. Non vi è bisogno di profonde motivazioni per spiegare le ragioni della decisione.
Oltre all'evoluzione del retail, con l'irrompere dell'e-commerce - 141 pacchi a persona l'anno scorso per un totale di 200 miliardi di consegne, secondo lo State Post Bureau China -, sono due anni che il settore immobiliare è al palo. Uno degli ultimi provvedimenti riguarda nello specifico China Vanke, uno dei maggiori developer, oggetto di un warning da parte di Barclays Bank per il potenziale rischio di perdita totale del valore dei bonds scadenza 2027, nelle mani di investitori stranieri.
Per la casa svedese, si tratta soprattutto di ristrutturazione, perché verranno aperti degli stores di metrature molto inferiori rispetto al modello tradizionale, seguendo un format di soddisfacimento di una clientela viciniore con tempi di consegna rapidi. I primi che verranno alla luce saranno quelli di Dongguan, vicino a Shenzhen a febbraio e a Tongzhou nei pressi di Pechino ad aprile. Al termine del processo di riorganizzazione rimarranno 34 negozi di distribuzione retail e due negozi e-commerce con altri canali digitali al fine di “rafforzare la presenza online e investire nei negozi esistenti".
Ikea era sbarcata in Cina nel lontano 1998 con il primo negozio, ormai storico a Shanghai. Agli albori del nuovo secolo, le novità che presentava alle giovani coppie, allora ancora ricche di sogni, un layout abitativo di una cinquantina di metri, si accompagnavano al fatto che le persone anche anziane, incuriosite dal modello di un assemblaggio fai da te, si soffermavano nel negozio utilizzandolo in estate come luogo di refrigerio e nell’inverno come soluzione di conforto accomodandosi su poltrone, divani e talvolta perfino sui letti.
Faceva parte di un contesto che nel melting pot di quegli anni ben miscelava le vecchie tradizioni e le nuove aspirazioni. Nello stesso tempo aveva aperto la francese Carrefour e la tedesca Metro. Oggi Carrefour ha chiuso i battenti dopo l’infausta acquisizione da parte della cinese Suning, ormai in bancarotta e Metro continua la propria attività senza grandi ambizioni di crescita. Altri players negli ultimi anni si sono affacciati nella grande distribuzione quali le americane Costco e Sam’s Club controllata da Walmart e nello stesso tempo società cinesi o asiatiche hanno aperto grandi superfici per la vendita di arredamento per la casa o moda.
Mutuando un concetto darwiniano, si tratta di vantaggio evolutivo della specie dell’homo oeconomicus? Probabilmente si ma rimane il fatto che oggi, a differenza di ieri, “la novità“ è il debole substrato da parte dei consumatori con poca propensione alla spesa, come conferma lo 0,8 % di crescita dell’inflazione a dicembre, anno su anno, soprattutto sul comparto alimentare.
Se Shanghai ha assunto il ruolo di testimone del processo evolutivo come barometro dei consumi, contestualmente ha anche assunto un ruolo importante nello scacchiere internazionale quale metropoli destinataria di attenzione da parte del governo sudcoreano dopo la visita del Presidente Lee Jae Myung a inizio settimana a Pechino, visita che di fatto ha spostato il baricentro dell’attenzione cinese verso la Corea del Sud con la sottoscrizione di una quindicina di accordi, creando uno iato con il governo giapponese a seguito delle recenti dichiarazioni del Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi.
Per la Cina quanto sta accadendo nel mercato domestico e sul fronte asiatico delle relazioni politiche sono solo due aspetti che forse preannunciano il nuovo anno del cavallo di fuoco cui si abbina il colore rosso: circostanza che avviene solo ogni 60 anni con tante opportunità ma anche con segnali di instabilità. (riproduzione riservata)
*corrispondente da Shanghai, dove vive e lavora da 30 anni