Le auto prodotte in Cina accelerano sul mercato italiano e conquistano sempre più spazio nelle intenzioni di acquisto. Oggi oltre sette italiani su dieci si dichiarano pronti a comprare un'auto made in China, con una netta preferenza per Suv e crossover ibridi e un budget che difficilmente supera i 30 mila euro. È quanto emerge dall'instant survey 'Cosa pensano gli italiani delle auto cinesi?', realizzata da Areté nel mese di gennaio.
A poco più di un anno dalla precedente rilevazione, lo studio fotografa un cambiamento strutturale nella percezione dei consumatori: i marchi cinesi non vengono più valutati soltanto per il prezzo competitivo, ma sempre più per qualità, affidabilità e contenuto tecnologico.
Secondo l'analisi, il 73% degli intervistati si dice oggi disposto ad acquistare un'auto cinese, in aumento di cinque punti percentuali rispetto al 68% registrato nell'ottobre 2024. Il dato del 2026 conferma il consolidamento della presenza dei costruttori asiatici nel mercato europeo e, in particolare, in quello italiano.
Se il fattore prezzo resta rilevante (45% delle risposte), a guidare la scelta è soprattutto la qualità complessiva del prodotto: per il 51% del campione contano materiali, dotazioni, sistemi avanzati di bordo e affidabilità nel tempo. Sul fronte delle preferenze, quasi un italiano su due (47%) orienterebbe l'acquisto verso crossover e Suv, mentre la soglia di spesa più ricorrente resta fissata a 30 mila euro.
L'auto cinese, però, non viene associata automaticamente all'elettrico puro: il 50% degli intervistati indica la tecnologia ibrida come la soluzione più evoluta e meglio rispondente alle esigenze di mobilità quotidiana. Persistono alcune resistenze tra chi resta scettico: il 28% segnala dubbi sulla qualità dei materiali, mentre una quota analoga teme un servizio di assistenza post-vendita non ancora pienamente allineato agli standard dei costruttori europei. Questo tipo di perplessità risulta però in progressiva riduzione.
«La nostra analisi dimostra come i brand cinesi si stiano facendo rapidamente strada nel mercato italiano e siano destinati ad aumentare la propria quota nei prossimi anni», sottolinea Massimo Ghenzer, presidente di Areté. «Il prezzo resta un fattore importante, ma non è più la leva principale: oggi i consumatori riconoscono ai costruttori cinesi affidabilità e un buon livello qualitativo. Anche la fiducia nel post-vendita è solida: il 62% degli intervistati ritiene che i servizi possano competere con quelli dei marchi europei».
Infine, l'indagine evidenzia come l'esperienza di acquisto resti fortemente ancorata al canale fisico. Per le auto cinesi vince ancora la concessionaria tradizionale: quasi la totalità degli intervistati preferisce il contatto diretto e otto italiani su dieci considerano il test drive un passaggio imprescindibile prima della decisione finale. (Qui l'articolo apparso oggi su milanofinanza)