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Politica

Capital Group: non è detto che la ripresa del Dragone sarà rapida

Le incertezze globali pesano sulle prospettive di Pechiino. Se nei prossimi quattro mesi l'economia globale inizierà a riprendersi, l'attuale deficit dei consumi potrebbe essere parzialmente recuperato grazie alle spese rinviate. Una crisi più lunga porterebbe problemi. Il nodo dei prezzi del petrolio


17/04/2020 15:54

di Mauro Romano - Class Editori

Cina
Steven Watson

E' ancora presto per affermare che la ripresa della Cina sarà rapida. A mettere le mani avanti da Hong Kong è Steven Watson, equity porfolio manager di Capital Group

"Non credo che l'economia cinese si normalizzerà rapidamente", spiega l'analista in una nota "A marzo l'indice dei direttori di acquisto (PMI) del settore manifatturiero ha raggiunto quota 52,0 dopo il minimo di febbraio, il che indica un'espansione e non una contrazione come ci si aspettava. Ma il Paese, che già cresceva al ritmo più lento degli ultimi 30 anni prima dell'epidemia di COVID-19, a nostro avviso registrerà una crescita economica negativa per un altro trimestre, per poi evidenziare una leggera ripresa solo nella seconda metà del 2020"

A far optare per la cautela sono anche le prospettive dell'economia globale gettano ombre sulla speranza di un rapido rimbalzo in Cina." Sebbene il Paese sia ora molto meno dipendente dalle esportazioni e quindi più isolato dagli shock esterni, il suo settore manifatturiero risentirà comunque dell'impatto della minore domanda globale a fronte di un rallentamento mondiale. Molto dipenderà dalla durata della pandemia in tutto il mondo, il che rimane una grande incognita", spiega ancora Watson, "Se nei prossimi quattro mesi circa l'economia globale inizierà a riprendersi, l'attuale deficit dei consumi potrebbe essere parzialmente recuperato grazie alle spese rinviate. Una crisi più lunga, invece, potrebbe causare numerosi fallimenti a livello globale e la conseguente chiusura della capacità produttiva, con un impatto molto più drammatico sull'economia cinese. In questo caso la velocità della ripresa economica della Cina sarebbe determinata dalla disponibilità dei suoi consumatori a spendere in un periodo di debole crescita economica generale.

Guardando oltre queste incertezze, "il Paese ha molte risorse a disposizione per ripristinare la crescita economica. Va ricordato che, rispetto ad altre realtà, i leader cinesi vantano un arsenale più ampio di strumenti per stimolare l'economia, tra cui la spesa per infrastrutture, ossia il finanziamento di progetti infrastrutturali attraverso l'emissione di obbligazioni, l'allentamento delle restrizioni sui prestiti, l'incoraggiamento degli investimenti privati in proprietà e capacità produttiva, riduzioni e rimborsi fiscali, contributi pensionistici ridotti e sovvenzioni a fondo perduto per i consumatori". 

Per l'analista "è probabile che la People's Bank of China prenda in considerazione la possibilità di rispondere con tagli più consistenti del coefficiente di riserva obbligatoria e altre forme di allentamento. Ad esempio, potrebbe ridurre i tassi di interesse di riferimento di 200 punti base pur rimanendo al di sopra dello zero"

Il calo dei prezzi del petrolio potrebbe invece rappresentare un'arma a doppio taglio per la Cina. "Il Paese ne beneficerà dato che circa il 60% del petrolio viene importato. Inoltre, se i prezzi si attesteranno sui livelli attuali, probabilmente il governo ne trarrà vantaggio dei prezzi vantaggiosi aumentando le sue riserve di petrolio", aggiunge ancora e conclude, "tuttavia, le conseguenze negative dei bassi prezzi globali saranno quasi tutte a carico delle imprese di Stato fortemente incentrate sul petrolio; inoltre si registreranno battute di arresto nei settori delle energie rinnovabili come l'eolico e il solare, la cui crescita è stata favorita negli ultimi anni dai prezzi elevati delle fonti energetiche competitive come, appunto, il petrolio". (riproduzione riservata)


 

 


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