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Politica

In forte aumento l'export cinese a maggio, nonostante Hormuz

Il trend resta positivo con una crescita a doppia cifra +19,4% mentre le importazioni hanno registrato un balzo del 27%. Nei primi cinque mesi dell'anno la crescita degli scambi commerciali Cina-resto del mondo è stata del 15% con i paesi Asean in pole position, seguiti dall'Europa. Continua il calo degli scambi con gli Usa


09/06/2026 12:38

di Mauro Romano - Class Editori

settimanale

La crescita del commercio cinese ha resistito meglio del previsto a maggio, poiché il forte aumento delle esportazioni legate all'intelligenza artificiale ha contribuito a proteggere l'economia dagli effetti destabilizzanti della guerra in Iran, mentre le spedizioni verso gli Stati Uniti hanno registrato il balzo più forte degli ultimi cinque anni.

Le esportazioni complessive sono aumentate del 19,4% a livello annuale, secondo i dati doganali, accelerando rispetto all'incremento del 14,1% di aprile. Il dato ha battuto il consenso degli economisti che avevano previsto una crescita del 15% a/a. Le spedizioni verso gli Stati Uniti sono aumentatedel 35,4% a maggio, il tasso di espansione più elevato dal marzo del 2021, secondo Wind Information. Si tratta della prosecuzione di una ripresa arrivata dopo una lunga serie di cali a doppia cifra registrati per gran parte dello scorso anno sotto la pressione dei dazi imposti dal presidente americano, Donald Trump.

«La guerra sta aumentando la domanda di esportazioni verdi, come veicoli elettrici, batterie, prodotti solari e beni tecnologici legati all'intelligenza artificiale», ha spiegato Sheana Yue, economista senior di Oxford Economics, puntualizzando che la sovraperformance delle esportazioni di prodotti ad alta tecnologia dovrebbe continuare.

Le esportazioni complessive di circuiti integrati sono aumentate del 32% a/a, raggiungendo 39,7 miliardi di unità. Le esportazioni high-tech, in termini di valore, sono balzate del 50% a maggio, mentre le importazioni sono cresciute del 47%.

A sostenere il forte trend delle esportazioni cinesi ha contribuito soprattutto il settore automobilistico, i prodotti meccanici ed elettrici che rappresentano oltre il 60 percento delle esportazioni cinesi, con un valore aggiunto significativamente più elevato. Le esportazioni di questi prodotti sono cresciute del 18,4 percento nei primi cinque mesi, mentre le importazioni sono aumentate del 25,3 percento.

Le esportazioni cinesi di autovetture a nuova energia sono aumentate del 112,6% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un totale di 424.000 unità,secondo i dati diffusi dalla China Passenger Car Association (CPCA). Il mese scorso, le esportazioni sono cresciute del 4,4% rispetto ad aprile 2026 e hanno rappresentato il 54,1% del totale delle spedizioni all’estero di veicoli per passeggeri, in aumento di 9,5 punti percentuali rispetto a un anno prima.

I veicoli elettrici a batteria hanno rappresentato il 59,3% delle esportazioni di NEV, in calo rispetto al 66,1% di un anno prima. Le auto elettriche di piccole dimensioni di classe A00 e A0 hanno costituito il 53,8% delle esportazioni di veicoli elettrici a batteria a maggio, rispetto al 50,7% di maggio dello scorso anno.

Le case automobilistiche cinesi hanno approfondito la propria presenza in mercati come l’America Latina e l’Europa, contribuendo a compensare una domanda più debole in Medio Oriente e a mantenere una forte crescita dei volumi di esportazione, secondo la CPCA.

Anche sul fronte delle importazioni si registra un'impennata. Sono salire del 27,4% a maggio rispetto all'incremento del 25,3% di aprile e superando anche in questo caso il consenso degli economisti che avevano previsto un aumento del 25%. Ciò ha portato il surplus commerciale a 105,4 miliardi di dollari nel mese di maggio.

Nei primi cinque mesi dell'anno, la crescita delle importazioni cinesi è accelerata sensibilmente, aumentando del 24,5% a livello annuale e superando l'incremento del 15,5% delle esportazioni nello stesso periodo, riducendo così l'avanzo commerciale rispetto a un anno fa.

Secondo gli economisti di Bank of America Global Research, l'impennata delle importazioni è stata determinata soprattutto dall'aumento dei costi degli input produttivi ed è concentrata in poche categorie specifiche, in particolare semiconduttori e oro, rappresentando "difficilmente un segnale di riequilibrio" dell'economia. Per gli esperti, inoltre, il boom delle esportazioni ha ridotto l'urgenza di Pechino di adottare significativi stimoli economici.

L'economia cinese ha mostrato segnali di rallentamento dopo un forte primo trimestre. Ad aprile la crescita si è indebolita in quasi tutti i settori, con la produzione industriale e le vendite al dettaglio che hanno registrato gli incrementi più deboli degli ultimi anni. A maggio, anche l'indice ufficiale dell'attività manifatturiera è sceso a 50 punti, la soglia che separa espansione e contrazione.

Finora gli esportatori cinesi hanno resistito alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente, grazie agli acquirenti esteri che si sono affrettati a garantirsi le forniture prima di ulteriori aumenti dei costi energetici. Tuttavia, gli economisti avvertono che questo sostegno potrebbe essere temporaneo: una volta esaurita la spinta dovuta all'accumulo di scorte all'estero, i consumi interni deboli non saranno in grado di compensare il calo della domanda.

«Ci aspettiamo che il boom dell'intelligenza artificiale sostenga produzione e commercio», afferma Xiangrong Yu, capo economista per la Cina di Citi Bank, sottolineando che l'aumento dei prezzi dei prodotti tecnologici e dei semiconduttori sostiene la crescita complessiva. «La domanda interna potrebbe però continuare a mostrare debolezza». Yu prevede che la crescita delle vendite al dettaglio, indicatore dei consumi, possa scendere a zero a maggio, a causa dell'esaurimento degli effetti dei sussidi per la sostituzione dei beni usati, rallentando ulteriormente rispetto al minimo triennale dello 0,2% registrato ad aprile.

Anche la persistente debolezza del mercato del lavoro continua a pesare sui consumi. «Nonostante l'impennata delle esportazioni, il numero di posti di lavoro nel settore manifatturiero continua a diminuire», sottolinea Frederic Neumann, capo economista per l'Asia di Hsbc, spiegando che i guadagni di produttività derivanti dall'automazione riducono la domanda di manodopera.

La persistente forza dello yuan cinese nel corso dell'anno ha inoltre esercitato una certa pressione sugli esportatori. «La Cina ha registrato una forte crescita delle esportazioni nonostante l'incertezza economica globale e l'apprezzamento del renminbi quest'anno», afferma Zhiwei Zhang, presidente e capo economista di Pinpoint Asset Management, aggiungendo che la solidità delle esportazioni potrebbe rafforzare la propensione dei responsabili politici a rinviare nuovi stimoli significativi almeno fino a luglio.

Il trend degli scambi commerciali cinesi denominati in yuan segnala percentauli leggermente inferiori alle precedenti. Secondo i dati rilasciati oggi dall'Amministrazione Generale delle Dogane (GAC) il valore totale delle importazioni e delle esportazioni di beni in yuan è cresciuto del 16,9 percento su base annua, raggiungendo 4,45 trilioni di yuan (circa 653 miliardi di dollari) rimanendo sopra i 4 trilioni di yuan per tre mesi consecutivi. 

Ma le esportazioni sono aumentate del 13,8 percento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, mentre le importazioni sono aumentate del 21,5 percento, secondo i dati GAC. Nei primi cinque mesi dell'anno, il commercio estero totale ha totalizzato 20,68 trilioni di yuan, in aumento del 15,3 percento su base annua.  

«La Cina sta attivamente approfondindo la cooperazione pratica con i partner commerciali globali, iniettando una forza stabilizzatrice nel commercio internazionale», ha commentato Lyu Daliang, direttore del Dipartimento di Statistica e Analisi del GAC».

I dati di oggi hanno mostrato un trend particolarmente positivo con i principali partner commerciali. Nei primi cinque mesi, i flussi commerciali con l'Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico, Asean,  sono aumentati del 16,6 percento su base annua, mentre il commercio con l'Unione Europea è aumentato del 10,3 percento e quello con i paesi della Belt and Road del 13,6 percento.

Nel mese, sono invece diminuiti del 6,6% gli scambi commerciali con gli Stati Uniti. «I mercati emergenti stanno diventando un nuovo motore di crescita per il commercio estero della Cina», ha dichiarato Chen Xi, ricercatore presso l'Accademia Cinese di Ricerca Macroeconomica sotto la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma.

A maggio, tra l'altro, la Cina ha incominciato a implementare il trattamento tariffario zero ampliato sulle importazioni da tutti i 53 paesi africani con cui ha relazioni diplomatiche.

Di conseguenza, le importazioni cinesi dall'Africa hanno raggiunto 95,13 miliardi di yuan il mese scorso, in aumento del 15 percento su base annua. Nei primi cinque mesi dell'anno, il commercio tra Cina e Africa ha superato per la prima volta la soglia di 1 trilione di yuan. (riproduzione riservata)




 

 



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