Nel primo semestre del 2026 i rapporti commerciali tra Italia e Cina sono stati particolarmente dinamici, con una significativa accelerazione delle esportazioni italiane verso Pechino ma anche con una forte ripresa degli acquisti dalla Cina nell’ultima parte del periodo. È quanto emerge dai dati sul commercio estero diffusi oggi dall’Istat, relativi a giugno e quindi in grado di completare il quadro dei primi sei mesi dell’anno.
Nel complesso, il commercio estero italiano chiude il semestre in crescita. Tra gennaio e giugno le esportazioni aumentano del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni avanzano del 4,3%. Il saldo commerciale complessivo resta ampiamente positivo e raggiunge 24,5 miliardi di euro, contro i 22,8 miliardi registrati nella prima metà dello scorso anno. (ISTAT)
All’interno di questo scenario, la Cina si distingue soprattutto per la vivacità della domanda di prodotti italiani. La tendenza si è rafforzata nel corso della primavera: a marzo le esportazioni verso il mercato cinese risultavano superiori del 23,5% rispetto a un anno prima; ad aprile l’incremento ha raggiunto il 36%, per attestarsi ancora su un robusto +24,1% a maggio. A giugno la corsa è proseguita, seppure a un ritmo più moderato, con un aumento tendenziale del 19,1%.
Questa sequenza segnala un primo semestre favorevole per il made in Italy sul mercato cinese, soprattutto se confrontata con l’andamento più incerto registrato verso alcune altre grandi destinazioni extraeuropee. A maggio, per esempio, mentre le vendite verso la Cina crescevano di oltre il 24%, quelle dirette negli Stati Uniti diminuivano del 3,6%.
Più irregolare la dinamica delle importazioni dalla Cina. Dopo il forte incremento tendenziale di febbraio, pari al 20,4%, gli acquisti italiani hanno registrato una contrazione del 5,2% a marzo, dell’8,8% ad aprile e ancora del 5,2% a maggio. La situazione cambia nettamente a giugno: le importazioni dalla Cina balzano del 20,5% rispetto allo stesso mese del 2025, riportando in primo piano il peso dell’offerta cinese sul mercato italiano.
Il dato di giugno suggerisce quindi cautela nel leggere il miglioramento dell’export come un riequilibrio strutturale dei rapporti commerciali bilaterali. La Cina resta infatti un grande fornitore dell’Italia e la ripartenza degli acquisti nell’ultimo mese del semestre conferma la persistenza di una forte asimmetria nei flussi.
Il quadro generale rafforza questa indicazione. Nel primo semestre le esportazioni italiane verso l’intera area extra Ue sono aumentate del 4,3%, meno delle importazioni, cresciute del 5,5%. A giugno, in particolare, l’import extra Ue ha segnato un +18,5% annuo, contro il +3,6% dell’export. (ISTAT)
Per l’Italia, dunque, il semestre si chiude con un segnale incoraggiante sul fronte cinese: la domanda di prodotti italiani mostra una capacità di espansione superiore alla media dell’export nazionale. Ma il rimbalzo delle importazioni di giugno ricorda che il nodo centrale dei rapporti economici con Pechino resta quello di trasformare la crescita delle vendite italiane in un riequilibrio più duraturo dell’interscambio.(riproduzione riservata)