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La Cina passa al comando nell'emissione di green bond

Con 67 miliardi di obbligazioni verdi emesse nel 2025 ha strappato il primato alla Germania, in un mercato che dopo anni di crescita a doppia cifra è leggermente calato, causa il disimpegno degli emittenti pubblici e delle grandi agenzie internazionali. Lo stock totale ha però raggiunto il record di 2.500 miliardi di euro


14/07/2026 18:31

di Mauro Romano - Class Editori

settimanale
Alban de Faÿ, responsabile reddito fisso di Amundi

Nell'emissione di green bond, le emissioni destinate a finanziare piani di transizione ecologica, la Cina ha conquistato nel 2025, per la prima volta, il primato con 67 miliardi di euro davanti a Germania (43 miliardi di euro), Francia (28 miliardi), Paesi Bassi (21 miliardi), Italia (17 miliardi, tra le emissioni più recenti quella di Intesa Sanpaolo) e Spagna (12 miliardi).

Ma a livello di aree geografiche, l'Europa resta saldamente la prima regione emittente al mondo, con una quota del 50% del mercato globale che nel 2025 ha continuato a crescere chiudendo l'anno con uno stock complessivo record di 2.500 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2.221 miliardi di fine 2024, come emerge dal Green Bond Impact Report 2025 di Amundi, primo asset manager europeo con circa 9 miliardi di euro gestiti in strategie dedicate ai green, social e sustainability bond.u

La leadership europea si mantiene anche nel primo semestre 2026. Oltre il 55% delle emissioni mondiali di green bond continua inoltre a essere denominata in euro, segno della centralità della moneta unica in questo segmento, mentre gli Stati Uniti hanno una quota marginale 4% delle emissioni globali dell'anno.

Il ritmo delle nuove emissioni,però, ha rallentato. Nel 2025 sono stati collocati 413 miliardi di euro di nuovi green bond, contro i 442 miliardi del 2024 (l'analisi di Amundi sul 2024): un calo del 7% che non intacca la solidità del mercato nel suo complesso, ma segnala una fase di consolidamento dopo anni di espansione a doppia cifra. Le obbligazioni verdi restano comunque il segmento nettamente dominante della finanza obbligazionaria sostenibile, con il 60% dei volumi, davanti a sustainability bond (25%) e social bond (15%).

A rallentare è stato soprattutto il comparto pubblico. Le emissioni sovrane si sono dimezzate rispetto al 2024, anche per l'assenza di alcuni grandi emittenti come India, Francia e Australia, mentre quelle delle istituzioni sovranazionali sono diminuite del 30%, sostenute soprattutto dalla Bei, la Banca Europea per gli Investimenti. In controtendenza le agenzie, in crescita del 5%. Sul fronte privato, le società finanziarie hanno quasi raddoppiato le emissioni, spinte anche dalla fine delle misure straordinarie della Bce, mentre il settore immobiliare ha registrato un aumento del 65%, con i green bond che rappresentano ormai il 40% della raccolta obbligazionaria del comparto.

Tra i principali emittenti corporate figurano Volkswagen, Electricité de France e Abn Amro. Le utility restano protagoniste nel mercato in euro, dove i green bond rappresentano il 68% delle emissioni del settore. Resta ancora di nicchia l'adozione dell'European Green Bond Standard (EuGs), il marchio "gold standard" introdotto da Bruxelles a fine 2024 per certificare i green bond più rigorosi, con obbligo di allineamento all'85% alla tassonomia Ue e revisione esterna indipendente.

A oltre un anno dal debutto, le obbligazioni con questo bollino superano i 22 miliardi di euro, pari a solo il 7% del mercato europeo dei green bond, anche se con un'accoglienza di mercato definita solida tra sottoscrizioni multiple e una base di emittenti diversificata. L'adozione resta concentrata soprattutto tra le utility, quasi la metà delle emissioni EuGs, nonostante l'esordio di emittenti come A2A e Bei.

Il report segnala anche l'emergere di due strumenti. Il primo sono i Climate Transition Bond, pensati per finanziare la decarbonizzazione dei settori più difficili da convertire, come acciaio e cemento, che insieme pesano per circa il 40% delle emissioni globali di gas serra entro il 2050. Il secondo fronte riguarda la biodiversità, con i bond per progetti di conservazione e ripristino degli ecosistemi. Il gap di finanziamento stimato dal Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework è di circa 700 miliardi di dollari l'anno, un ambito finora marginale nel mercato ma che comincia a strutturarsi con regole proprie.

«Nell'ultimo decennio il mercato dei green bond è cresciuto fino a diventare una classe di attivo matura e diversificata», ha commentato Alban de Faÿ, responsabile dei processi di investimento sostenibile e del reddito fisso di Amundi, sottolineando come il gruppo continui a puntare su strumenti in grado di generare benefici ambientali misurabili oltre ai rendimenti per gli investitori. 

Amundi dal 2017 siede nel comitato esecutivo dei Green Bond Principles dell'Icma e gestisce 9 miliardi di euro in strategie green, social e sustainability bond, alimentate da un database proprietario che ha passato al setaccio oltre 2.400 obbligazioni Gss. (riproduzione riservata)


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