La revisione della Legge sull’Arbitrato della Repubblica Popolare Cinese, entrata in vigore il 1° marzo scorso, segna un passaggio importante nell’evoluzione del sistema di risoluzione delle controversie in Cina. La riforma rappresenta un ulteriore passo nel processo di modernizzazione dell’ordinamento giuridico cinese e riflette la volontà delle autorità di rafforzare il ruolo della Cina come centro internazionale per l’arbitrato commerciale.
Le modifiche introdotte mirano a migliorare l’efficienza delle procedure arbitrali, rafforzare la certezza giuridica e avvicinare il sistema arbitrale cinese agli standard internazionali.
Per operatori economici, investitori e professionisti del diritto, questa riforma segna l’inizio di una nuova fase nello sviluppo dell’arbitrato in Cina, destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella gestione delle controversie commerciali internazionali.
Tra gli obiettivi principali della riforma vi sono:
• rafforzare l’autonomia delle parti nella gestione del procedimento arbitrale;
• migliorare l’efficacia degli accordi arbitrali;
• aumentare il livello di professionalità e trasparenza delle istituzioni arbitrali;
• favorire l’attrattività della Cina come sede di arbitrato internazionale.
Una delle innovazioni più rilevanti introdotte dalla riforma rispetto alla precedente Legge, adottata nel 1994, riguarda il riconoscimento, seppur limitato, dell’arbitrato ad hoc. Nel sistema precedente, la normativa cinese consentiva esclusivamente l’arbitrato amministrato da istituzioni arbitrali riconosciute. Di conseguenza, le parti non potevano ricorrere a procedimenti arbitrali indipendenti organizzati senza il supporto di una commissione arbitrale.
La nuova disciplina apre invece alla possibilità di ricorrere all’arbitrato ad hoc in alcune controversie con elementi di internazionalità, in particolare in contesti sperimentali quali le zone di libero scambio o altri ambiti individuati dalle autorità competenti. Si tratta di un cambiamento significativo che avvicina il sistema cinese alla prassi internazionale, dove l’arbitrato ad hoc rappresenta uno strumento ampiamente utilizzato, ad esempio nell’ambito delle Regole UNCITRAL.
La riforma introduce inoltre una maggiore chiarezza sul ruolo dei tribunali cinesi nel supporto ai procedimenti arbitrali. I tribunali possono intervenire, su richiesta delle parti o dell’istituzione arbitrale, per adottare misure quali:
• il congelamento o la conservazione dei beni;
• la conservazione delle prove;
• altre misure cautelari necessarie per garantire l’effettività del procedimento arbitrale.
Queste misure sono particolarmente rilevanti nei contenziosi commerciali complessi, dove il rischio di dispersione dei beni o di perdita di elementi probatori può compromettere l’efficacia della decisione arbitrale.
La riforma rafforza dunque il principio secondo cui i tribunali devono svolgere una funzione di supporto all’arbitrato, evitando interferenze indebite nel merito delle controversie.
Un altro elemento centrale della riforma riguarda la validità e l’interpretazione delle clausole arbitrali. In passato, la validità di un accordo arbitrale poteva essere contestata qualora la clausola non indicasse con precisione l’istituzione arbitrale competente. Questa rigidità formale ha talvolta generato incertezza e contenziosi preliminari.
La nuova normativa adotta un approccio più favorevole all’arbitrato (pro-arbitration approach), prevedendo che le clausole arbitrali debbano essere interpretate in modo da privilegiare la loro validità, ove possibile. In presenza di ambiguità nella designazione dell’istituzione arbitrale, tribunali e istituzioni arbitrali potranno contribuire a individuare l’organo competente. Questo cambiamento rafforza la certezza giuridica nei rapporti commerciali.
La riforma introduce anche disposizioni più dettagliate in materia di nomina, indipendenza e professionalità degli arbitri.Tra gli obiettivi principali vi sono:
• garantire maggiore trasparenza nel processo di nomina;
• rafforzare i requisiti di indipendenza e imparzialità;
• migliorare gli standard professionali all’interno delle istituzioni arbitrali.
Tali interventi rispondono alle esigenze di operatori economici e investitori internazionali che richiedono procedure arbitrarie affidabili e gestite da professionisti altamente qualificati.
Nel complesso, la riforma riflette una crescente convergenza tra il sistema arbitrale cinese e i modelli internazionali. Tra gli elementi più significativi di questo processo vi sono:
• maggiore flessibilità procedurale;
• rafforzamento dell’autonomia delle parti;
• miglior coordinamento tra arbitrato e autorità giudiziarie;
• maggiore protezione degli accordi arbitrali.
Questi sviluppi assumono particolare rilevanza nel contesto delle iniziative economiche internazionali promosse dalla Cina, tra cui la Belt and Road Initiative, nelle quali l’arbitrato rappresenta uno strumento fondamentale per la gestione delle controversie commerciali.
Per le imprese straniere che operano in Cina o che intrattengono rapporti commerciali con controparti cinesi, la riforma rappresenta un segnale positivo. Il nuovo quadro normativo dovrebbe contribuire a:
• migliorare la prevedibilità dei meccanismi di risoluzione delle controversie;
• rafforzare la credibilità delle istituzioni arbitrali cinesi;
• aumentare l’attrattività della Cina come sede di arbitrato internazionale.
Resta tuttavia fondamentale osservare come le nuove disposizioni verranno applicate nella prassi da tribunali e istituzioni arbitrali. Le imprese coinvolte in operazioni transfrontaliere dovrebbero pertanto riesaminare attentamente le proprie clausole di risoluzione delle controversie, valutando se e in quali casi l’arbitrato in Cina possa rappresentare una soluzione efficace. (riproduzione riservata)
* socio fondatore e managing partner di Gwa - Asia