Michele Pignotti, ceo di Sace, la società del Tesoro deputata al sostegno dell'export italiano e all'internazionalizzazione della imprese, ha firmato tre accordi strategici con importanti controparti cinesi, nel corso della missione italiana nella Repubblica popolare guidata dal Ministro degli esteri Antonio Tajani.
Nel corso della due giorni tra Pechino e Shanghai, Pignotti ha siglato memorandum of understanding con Sumec ITC, Jinko Power Technology e Luli Wood, coprendo settori chiave come la meccanica strumentale, l’energia rinnovabile e l’arredo. L’accordo con Sumec, società statale parte del gruppo Sinomach, uno dei principali conglomerati industriali pubblici, attiva come piattaforma integrata di commercio internazionale e import-export industriale, punta a sostenere esportazioni italiane per circa 300 milioni di euro.
Quello con Luli Wood, tra i principali player cinesi nel settore della lavorazione del legno e dell’arredamento, è finalizzato a sostenere a sostenere le esportazioni della filiera italiana per un importo di 60 milioni di euro, contribuendo ai piani di espansione di Luli Wood nel green manufacturing mediante l’integrazione di tecnologie, macchinari e know-how italiani. È prevista l’organizzazione di due iniziative di business matching all’anno, finalizzate a favorire il coinvolgimento delle pmi italiane nei programmi di investimento del gruppo.
Questa mossa, in particolare, sembra quanto mai opportuna perché l'export di mobili e arredi in Cina, quinto mercato per importanza a livello globale, sta dando segnali di cedimento, con un -46% di calo lo scorso gennaio, dopo il -4,7% del 2025.
Parallelamente, l’intesa con Jinko Power Technology mira a supportare il piano di investimenti della società di Shanghai in Italia e a favorire il coinvolgimento della filiera italiana delle rinnovabili nello sviluppo di progetti fotovoltaici, agrivoltaici e sistemi di accumulo energetico. Jinko vanta in Cina una capacità installata di 6Gw e attività in 27 regioni cinesi.
Presente nel Paese dal 2018 con un ufficio a Shanghai, Sace ha costruito nel tempo un’esposizione di circa 660 milioni di euro, concentrata in comparti ad alto valore aggiunto come energia, metallurgia e chimica. Attraverso strumenti assicurativi e finanziari, l’agenzia facilita l’accesso delle imprese italiane a partner locali e nuove opportunità commerciali, svolgendo un ruolo di “ponte” tra i due sistemi economici.
Negli ultimi anni, il contributo di Sace nei rapporti Italia-Cina si è rafforzato anche grazie a un’intensa attività di business matching. Le iniziative organizzate tra i due Paesi hanno coinvolto quasi mille aziende italiane, generando centinaia di incontri B2B e favorendo l’ingresso di PMI in filiere globali spesso complesse e altamente competitive.
Tra le operazioni più significative degli ultimi anni nei rapporti con la Cina si segnalano il supporto a grandi forniture industriali italiane nel settore energetico e infrastrutturale, nonché il coinvolgimento di gruppi italiani in progetti legati alla transizione energetica e alla sostenibilità. In questo contesto, gli accordi firmati durante la missione rappresentano un ulteriore passo avanti, con un’attenzione crescente verso tecnologie green, innovazione e integrazione delle pmi.
Il rafforzamento della presenza italiana in Cina passa dunque anche attraverso strumenti finanziari evoluti e partnership strategiche. La sfida, sottolineano fonti istituzionali, è quella di consolidare relazioni economiche stabili in uno scenario globale sempre più competitivo e complesso. In questo percorso, SACE si conferma attore chiave nel sostenere la proiezione internazionale del sistema produttivo italiano. (riproduzione riservata)