DeepSeek sta riducendo drasticamente le tariffe per il suo nuovo modello di punta, intensificando la competizione nel settore dell'intelligenza artificiale cinese, che punta a sfidare i migliori attori della Silicon Valley.
L'azienda offre uno sconto del 75% agli sviluppatori che utilizzano il DeepSeek-V4-Pro, lanciato la scorsa settimana dopo mesi di attesa. Parallelamente, ha abbattuto i costi legati agli input memorizzati nella cache su tutta la sua gamma di piattaforme di AI, portandoli fino a un decimo dei livelli precedenti. Questa strategia riduce in modo significativo le spese per gli utenti abituali che inviano richieste simili o ripetute.
La mossa rischia di riaccendere una guerra dei prezzi già emersa lo scorso anno, quando DeepSeek aveva scosso il mercato con il modello R1. La nuova offensiva commerciale arriva in un momento in cui OpenAI, Anthropic e Google stanno accelerando il rilascio di nuovi modelli, spesso caratterizzati però da costi di accesso elevati.
Nel frattempo, le aziende cinesi di intelligenza artificiale stanno adottando strategie di pricing aggressive per incentivare il passaggio degli utenti da altre piattaforme, favorendo un'adozione più rapida in un mercato globale sempre più competitivo e contribuendo a ridefinire la sfida tecnologica tra Stati Uniti e Cina.
DeepSeek punta su una combinazione di prezzi competitivi, accessibilità e funzionalità avanzate per differenziare la propria offerta e attrarre sia sviluppatori di nuova generazione sia clienti enterprise.
Un elemento distintivo del DeepSeek-V4 è l'ampia finestra di contesto, ovvero la quantità massima di dati che il modello può elaborare simultaneamente, che consente di gestire basi di codice complesse e documenti di grandi dimensioni. Inoltre, il modello supporta un'integrazione agevole con strumenti come Claude Code, OpenClaw e OpenCode, facilitando il lavoro all'interno di un ecosistema di intelligenza artificiale sempre più interconnesso.
Nella competizione con il sistema americano si inserisce anche la decisione di Pechino di bloccare l'acquisizione della startup di intelligenza artificiale Manus da parte di Meta Platforms, al termine di un'indagine approfondita. La Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, il principale organo di pianificazione economica cinese, ha notificato questa decisione citando questioni di conformità alle leggi cinesi.
L'operazione, annunciata a fine dicembre dello scorso anno, ha un valore di 2 miliardi di dollari ed è stata da subito oggetto di critiche legate alla sicurezza nazionale da parte dei legislatori di Pechino.
Secondo recenti indiscrezioni di stampa, il deal Meta-Manus ha aumentato i timori relativi all'ingresso di realtà statunitensi nelle società tecnologiche cinesi, al punto che le autorità di regolamentazione locali starebbero valutando di vietare alle aziende di AI e tecnologie sensibili di accettare investimenti statunitensi senza l'approvazione del Governo. (riproduzione riservata)