La Cina accelera sulla low-altitude economy e punta a coprire entro il 2027 il 90% delle rotte a bassa quota con reti 5G/5G-A integrate al sistema satellitare BeiDou. Non è solo una sfida tecnologica: è la costruzione di una nuova infrastruttura economica destinata a ridefinire logistica, mobilità e servizi urbani.
La low-altitude economy (LAE), nota a livello internazionale come Advanced Air Mobility (AAM), è ormai entrata stabilmente nella pianificazione nazionale e rappresenta uno dei pilastri del 15° Piano Quinquennale (2026-2030). I numeri confermano la traiettoria: durante il 14° Piano Quinquennale (2021-2025), il settore delle attrezzature per la bassa quota ha registrato una crescita media annua superiore al 10%, secondo il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology (MIIT).
Sul terreno operativo, la Cina sta già testando su larga scala applicazioni che spaziano dalla logistica urbana con droni alla gestione del traffico a bassa quota, dal monitoraggio delle infrastrutture critiche all’agricoltura di precisione. Oltre 70 modelli hanno completato la certificazione di aeronavigabilità e 18 droni civili hanno ottenuto certificazioni di navigabilità, mentre lo sviluppo di nuovi prodotti procede rapidamente: quasi 30 modelli di droni e circa 70 velivoli eVTOL, elettrici a decollo e atterraggio verticale,sono attualmente in fase di progettazione o test.
Le applicazioni si estendono ben oltre l’aviazione tradizionale. Dalla protezione agricola al soccorso di emergenza, la diffusione è già significativa: nel solo settore agricolo, la flotta supera le 200.000 unità, con una superficie operativa annua di oltre 400 milioni di mu (pari a circa 26,7 milioni di ettari). Secondo operatori industriali, il settore è ormai entrato in una vera e propria fase di “decollo”, dopo pochi anni di sviluppo, con un’accelerazione che non riguarda solo il trasporto ma anche l’impatto sulla vita quotidiana. Tra gli attori più dinamici emergono inoltre aziende impegnate nello sviluppo di veicoli volanti con equipaggio, a conferma dell’estensione dell’ecosistema verso forme avanzate di mobilità aerea.
Questa evoluzione affonda le radici in una strategia avviata oltre un decennio fa. Già alla fine degli anni Duemila, Pechino aveva iniziato a individuare nell’aviazione generale un potenziale industriale e commerciale, promuovendo al contempo la cooperazione internazionale anche nel settore spaziale. In quel contesto, l’Italian Aerospace Network (Ian), con il supporto delle istituzioni italiane, ha svolto un ruolo propulsivo nell’avvio di numerosi progetti bilaterali.
Un passaggio chiave è stato il Memorandum d’Intesa del 2014 sulla cooperazione rafforzata in cinque settori prioritari, tra cui aeronautica e aerospazio, firmato dai governi di Matteo Renzi e Li Keqiang. Più recentemente, nel luglio 2024, il “Piano d’azione per il rafforzamento del Partenariato Strategico Globale Cina-Italia (2024-2027)”, annunciato a Pechino durante la visita del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha rilanciato la cooperazione bilaterale. Nel resoconto ufficiale cinese, il premier Li Qiang ha incluso esplicitamente aviation and aerospace tra i settori prioritari.
Negli anni, questo quadro si è tradotto in iniziative industriali concrete. Leonardo ha fornito elicotteri al mercato cinese e ha avviato, prima dell’interruzione, una collaborazione sul programma C929. Al tempo stesso, diverse PMI italiane hanno trovato spazi operativi: TXT Group è oggi fornitore di Comac; AE Engineering ha contribuito a progetti infrastrutturali come il masterplan dell’aeroporto di Zunyi; Boggi Aeronautics ha installato sistemi di telecamere sugli elicotteri della polizia di Pechino e Shanghai; mentre il progetto Procaer F15 Picchio rappresenta un esempio di integrazione industriale con capitale cinese.
Le collaborazioni attive si concentrano oggi in particolare sullo spazio. Il 14 giugno 2025 è stato lanciato il satellite CSES-02, sviluppato in Cina con un rilevante contributo italiano, per lo studio dei fenomeni geofisici rapidi. Inoltre, la China Manned Space Agency (Cmsa) e l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) stanno proseguendo il dialogo sull’esperimento Herd, destinato alla stazione spaziale cinese.
In parallelo, la crescita della low-altitude economy apre nuove opportunità industriali. La domanda si concentra su componenti ad alta precisione, software di navigazione, algoritmi per la gestione del traffico, cybersecurity e integrazione tra reti mobili e sistemi satellitari: ambiti nei quali l’Italia esprime competenze riconosciute.
Il nodo resta quello dell’accesso al mercato. La Cina sta definendo in questa fase standard tecnici e regole operative per lo spazio a bassa quota. Partecipare oggi ai progetti pilota significa non solo entrare nel mercato, ma comprendere in anticipo il quadro regolatorio. I bandi pubblici a livello locale rappresentano il principale canale di ingresso e richiedono proposte tecniche solide, dati operativi e, soprattutto, partnership con attori locali. A supporto di questa strategia, numerose amministrazioni locali hanno già lanciato politiche dedicate per accelerare lo sviluppo della low-altitude economy, creando un contesto sempre più articolato a livello territoriale.
Un segnale chiaro in questa direzione è arrivato dalla riunione plenaria del Ministero cinese dell’Industria e dell’Information Technology del 13 febbraio 2026, che ha ribadito l’urgenza di sostenere l’innovazione, accelerare la definizione degli standard e costruire un sistema industriale coerente con il 15° Piano Quinquennale. Particolare attenzione è rivolta alla sicurezza, alla protezione dei dati e all’integrazione con tecnologie ed energie emergenti. I dati aggiornati al 30 dicembre 2025 offrono una fotografia della rapida strutturazione del settore: 1.081 imprese registrate, 3.623 tipologie di prodotti e oltre 5,29 milioni di unità immatricolate.
In questo contesto, il ruolo del sistema Italia è determinante. Il Gruppo di Lavoro Aviazione e Aerospazio della Camera di Commercio Italiana in Cina promuove un approccio orientato al posizionamento strategico più che alla semplice esportazione.
Come sottolinea Fabrizio Ferrari, coordinatore del gruppo: «In un contesto internazionale segnato da persistenti complessità geopolitiche ed economiche, la Cina continua a confermarsi un interlocutore di primaria rilevanza per lo sviluppo del settore aviazione e aerospazio in Asia. In particolare, l’evoluzione della low-altitude economy, che richiede la costruzione di un ecosistema integrato di infrastrutture, tecnologie, servizi e regolazione, rappresenta uno dei fronti più interessanti della trasformazione in atto.
Per le imprese italiane, il rapporto con la Cina non si esaurisce nella prospettiva dell’investimento diretto, ma si estende alle collaborazioni industriali, ai partenariati tecnologici e alle opportunità commerciali legate all’offerta di prodotti e soluzioni ad alto valore aggiunto».
La low-altitude economy non è più una prospettiva futura, ma un segmento in rapida industrializzazione. Diversi osservatori indicano il 15° Piano Quinquennale come una finestra critica per la diffusione commerciale su larga scala del settore: nei prossimi anni prenderà forma una rete operativa a bassa quota capace di integrare logistica, mobilità e servizi urbani su scala nazionale. Questo processo è destinato ad accelerare l’aggiornamento delle catene industriali e a sostenere nuove dinamiche di crescita di alta qualità.
Per le imprese italiane, la finestra è aperta ma limitata nel tempo. Entrare ora significa partecipare alla definizione delle regole del gioco; arrivare tardi significa adattarsi a standard già consolidati. La partita non riguarda solo la vendita di tecnologie, ma la costruzione di relazioni industriali di lungo periodo. Nei corridoi sotto i 300 metri di quota, dove merci, dati e servizi si muoveranno con crescente intensità, si sta delineando uno dei nuovi spazi competitivi dell’economia globale. (riproduzione riservata)
* segretario generale della Camera di commercio italiana in Cina