Dalle colline modenesi al Regno di mezzo: è lungo questa via della Seta che Nicola Coppi, proprietario di una pmi con un fatturato che si avvicina a una decina di milioni di euro, ha compiuto il suo percorso personale e professionale da aspirante commercialista negli anni novanta all'avventura industriale in Cina.
L'inizio è stato con la ristorazione e la distribuzione in conto deposito di macchine dispensatrici di bevande per le aziende (vending company), ma la scelta vincente si è rivelata, a partire dal 2006, quella di Shanghai dove Nicola Coppi aveva progettato e aperto la prima attività produttiva di pizza e lasagna surgelata già pronta su di una superficie di un migliaio di metri quadrati.
Negli anni successivi la gamma di prodotti a marchio Nicoli Coppi si è ampliata con la produzione di sughi e gelati artigianali per il food service e per la grande distribuzione (gdo). Lo scatto, nella corsa a ostacoli che ha caratterizzato la missione cinese, è avvenuto nel 2010 all’Expo di Shanghai che ha consentito a Coppi di farsi conoscere fino ad arrivare, poco prima della pandemia, alla collaborazione da private label con il gigante della distribusione tedesca Aldi che in Cina aveva inaugurato i primi cinque supermercati.
Alla luce di queste nuove prospettive di business nel 2018 era stata aperta una nuova sede produttiva da 4.000 mq nel distretto di Pudong (Shanghai) la cui attività aveva segnato purtroppo negli anni successivi un raffreddamento per le note implicazioni pandemiche.
Ma alla ripresa nel 2023, l’azienda di Coppi ha ripreso il cammino della crescita con un programma di sviluppo focalizzato sul prodotto di qualità a prezzi ragionevoli e allargando la distribuzione alla gdo e al food service con clienti di primaria importanza quali il Florentia Village, le caffetterie Flagship Store di Lavazza e quella della ristorazione Latina con le sue churrascherie.
«Con Food Vending China siamo riusciti a far leva sulle trasformazioni in atto nella grande distribusione in Cina e sul sistema del private label, quasi sconosciuto in Cina, tranne per qualche prodotto Carrefour e Auchan», ha raccontato Nicola Coppi.
L’elemento di novità, dopo l’abbandono o la ristrutturazione dei mercati del fresco che tanto avevano fatto discutere quali vettori della diffusione del Covid, è il ritorno al negozio di quartiere che può essere interpretato come segnale importante di socialità: dopo il lavoro ci si può recare al negozio per gli acquisti della sera o per il pranzo del giorno dopo non escludendo lo scambio di due chiacchiere con i vicini.
La grande catena americana Walmart, da Shenzhen, sua sede storica, aprirà 300 minimarkets e si lanceranno nella mischia i brand cinesi Ding Dong, Jing Dong e Meituan, oggi leader nelle consegne a domicilio e nel commercio online e domani con i discount di quartiere.
Un caso a sè è la storia di Pangdonlai, una catena nata trent’anni orsono nella provincia dello Henan con 16 punti vendita, che rappresenta un insieme di futuro per quanto riguarda il servizio - facilitazioni per anziani con carrelli spesa particolari e per gli animali da compagnia - ma anche per i dipendenti in un modello di alternanza lavoro-tempo libero.
Anche le grandi catene stanno riassettando il modello sull'esempio del negozio di quartiere. Passata l’era di Carrefour e dei gruppi cinesi quali Lianhua e Hualian, la sfida nella gdo è tra membership store, come Sam’s di Walmart o Costco, e i gruppi come Aldi, che punta a posizionare i suoi cento punti vendita non nei centri commerciali ma in quartieri residenziali fuori dai circuiti ufficiali per facilitare il ritorno fisico al negozio.
Questi store su una superficie di circa 500 metri quadrati propongono una limitata varietà di referenze ma la consegna veloce, in trenta minuti, degli ordini on line, e garantiscono un’ottima redditività per metroquadro. A questo modello si sta affacciando anche Hema, il gruppo distributivo di Alibaba che aveva utilizzato inizialmente la formula online seguita da negozi fisici.
In questa trasformazione, l'introduzione del private label è stata un'ulteriore carta su cui Coppi ha potuto giocare per affermare la sua azienda, puntando sul gelato. Frutto del lavoro della moglie Elena, modenese Doc e maestra gelatiera, il suo prodotto in coppetta ai gusti di cioccolato, vaniglia e pistacchio che utilizza solo latte di origine polacca a lunga conservazione e non latte in polvere con solo una percentuale di grasso tre il 6% e l’8% (ben lontano dal gelato industriale con 25%-30% di grasso e 100% di volume d’aria), sta diventando un punto di riferimento.
A questo prodotto, Coppi ha affiancato anche la produzione di gelato artigianale con marchio Nicola Coppi a base di latte fresco cinese, venduto a un prezzo leggermente superiore al prodotto cinese ma nel rapporto qualità prezzo è sicuramente vincente con un’impronta di qualità tutta italiana. (riproduzione riservata)
* corrispondente da Shanghai, dove vive e lavora da 30 anni