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Politica

Porcellana e mais, la Ue all'attacco con dazi antidumping alla Cina

Sulla China bone salgono dal 12% al 91%, nonostante il parere contrario degli operatori del settore, che paventano un blocco dell'import. Sul mais dolce varieranno dal 31% al 54%. In questo caso la richiesta di tariffe era stata sollecitata dagli agricoltori europei


09/02/2026 15:24

di Franco Canevesio - Class Editori

settimanale
Maroš Šefcovic, commissario Ue al commercio

Doppia mossa della Commissione europea sull'imposizione di dazi alla Cina: la prima riguarda le importazioni di mais dolce, la seconda quella di porcellane.

Sul mais dolce l commissione ha deciso dazi antidumping dal 31% al 54,3%, per contribuire a ristabilire condizioni di concorrenza leale sul mercato dell'Unione tra il mais dolce importato dalla Cina e il prodotto di produzione nazionale. 

L'imposizione dei dazi, spiega la Commissione Ue, fa seguito a un'indagine durata 14 mesi, che ha rilevato che le importazioni di mais dolce dalla Cina entrano nell'Ue a prezzi di dumping. Ciò sta danneggiando l'industria del mais dolce dell'UE, che impiega circa 3.500 persone in Francia, Ungheria, Italia, Polonia e Spagna. 

Il mais dolce è un prodotto alimentare destinato al consumo umano, solitamente venduto in lattina, ma anche in barattoli di vetro, tetrapak o buste, il cui mercato vale 642 milioni di euro.

La Commissione Ue ha avviato l’indagine anti-dumping sulle importazioni dalla Cina il 9 dicembre 2025 dopo una denuncia presentata il 25 ottobre dall'Associazione europea dei trasformatori di mais dolce (Aetmd) che promuove gli interessi comuni della comunità delle industrie europee e  rappresenta più del 25% della produzione dell'UE per alcuni prodotti di mais dolce preparato.

L'associazione ha avviato la denuncia contro la “massiccia importazione di mais cinese nell’Ue avvenuta tra il 2021 e il 2024: mais che, sempre secondo l'associazione sarebbe stato venduto “a prezzi eccessivamente bassi e in modo sleale”, tanto da minacciare la stabilità economica di produttori e agricoltori europei e dell’industria della conservazione del mais.

Sempre secondo l'associazione, l’aumento delle importazioni è coinciso con il calo produttivo europeo dovuto alla siccità che ha caratterizzato i raccolti negli anni passati, soprattutto nel 2022.

Ben più gravosi sono i dazi imposti sulla porcellana cinese che passano, da marzo, dal 12%, il dazio doganale ordinario in vigore, al 91% sull'importazioni di oggetti per la tavola e la cucina in ceramica e porcellana di origine cinese. Una decisione considerata “drastica”, che "avrà gravissime ripercussioni sulle imprese del settore e sui consumatori", stando all’allarme lanciato da Art, l’Associazione di rappresentanza delle imprese italiane della distribuzione, importazione, produzione e commercio al dettaglio di articoli per la tavola, la cucina e la decorazione della casa.

In questo caso l'Art, insieme a numerose imprese francesi, tedesche e austriache, si era schierata con decisione contro la ventilata possibilità da parte dell'Unione europea dei nuovi dazi, che potrebbero rendere non più economicamente sostenibile l’importazione di moltissimi articoli oggi alla base dell’assortimento commerciale nei settori della casa, della ristorazione, dell’ospitalità, della distribuzione alimentare e non alimentare. E aveva chiesto al commissario europeo Maroš Šefcovic di sospendere la decisione.

Invece il 6 febbario Bruxelles ha sancito l’adozione di un dazio unico del 79%, che si aggiunge al dazio doganale ordinario. La Cina produce due terzi degli articoli da tavola e da cucina in ceramica e porcellana mentre l’industria dell’Unione Europea pesa circa il 3% in questo mercato.

Stando così le cose un dazio al 91% rischia di avere conseguenze estremamente gravi: l’aumento dei prezzi al consumo per i prodotti di fascia bassa e media di uso corrente in una misura stimata del 50/60%, il blocco degli approvvigionamenti, la crisi o, addirittura, la chiusura delle imprese di importazione e l’abbandono, da parte di imprese e consumatori, dei prodotti in ceramica e porcellana a favore di prodotti in materie alternative (o monouso) che hanno una durata nettamente inferiore e che comportano un non trascurabile impatto ambientale in fase di smaltimento.

«Un dazio del 79% non potrà perciò ridare spazi di competitività all’industria europea del settore con l’unico risultato di minare gravemente il mercato dell'importazione senza creare una reale alternativa produttiva», ha commentato Angelo Maino, presidente di Art, «la produzione cinese non è realisticamente sostituibile nel breve/medio periodo con nessun’altra produzione».

Quasi il 60% della porcellana europea è importata da anni dalla Cina, visto che nel Vecchio Continente ormai sono rimaste molto poche le fabbriche specializzate. «Se i prezzi dovessero raddoppiare con l'introduzione, a marzo dei nuovi dazi, la certezza è che il consumatore finale rallenti gli acquisti con un effetto deprimente anche sulle imposte dirette ed indirette come l'Iva. Che cosa accadrebbe poi a ospedali, mense di case di riposo e scuole che dovrebbero investire molto di più nelle stoviglie?» ha avvertito Antonio Tognana, ceo di Geminiano Cozzi Venezia 1765, una delle poche in attività. (riproduzione riservata)

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