È stato l'alluminio uno dei protagonisti del 2025 dell'industria cinese. Lo attesta direttamente il London Metal Exchange secondo cui il metallo di base è stato uno di quelli che hanno raggiunto le migliori performance di prezzo trainando l'economica cinese che, l'anno passato, ha prodotto un pil in rialzo del 5%.
Per quanto riguarda il solo alluminio, a fine 2025, il prezzo di riferimento del contratto a tre mesi è salito di oltre il 17%: l'alluminio di Shanghai è aumentato di oltre il 14%, sostenuto da preoccupazioni sull'offerta perché la produzione ha raggiunto il limite imposto dal governo.
Secondo quanto riportato dal National Bureau of Statistics, nel 2025 la produzione di alluminio in Cina, principale consumatore e produttore mondiale del metallo leggero, è aumentata del 2,4% raggiungendo 45,02 milioni di tonnellate metriche, sostanzialmente in linea con il limite nazionale imposto dal governo di 45 milioni di tonnellate all'anno, tetto massimo fissato da tempo nell'ambito di un ampio sforzo per limitare l'eccesso di offerta.
C'è stato tuttavia un rallentamento della crescita rispetto al 4,6% registrato nel 2024, confermato dal dato di produzione del dicembre scorso, 3,87 milioni di tonnellate, +3% su base annua.
Secondo gli analisti di Citi, anche quest'anno la soglia importa dal governo non verrà superata, soprattutto perchè le politiche ambientali, energetiche e sul carbonio più restrittive hanno reso la fusione dell'alluminio in Cina "un cattivo investimento".
Di diverso avviso Areté, tha agri-food intelligence company, servizio di analisi e previsione sui mercati delle materie prime agrifood. Partendo dall'analisi dei dati di metà gennaio, secondo cui il prezzo dell’alluminio quotato al London Metal Exchange (LME) ha raggiunto i massimi da aprile 2022, a oltre 3.200 dollari a tonnellata, con un incremento di circa il 40% rispetto ai livelli di aprile 2025, l'analisi di Areté conclude che «il trend rialzista, innescato dai timori di una riduzione del surplus a livello globale, continua a essere alimentato da speculazione e dagli effetti spillover provenienti dal mercato del rame».
In particolare, spiegano gli analisti di Areté, con la produzione in Cina che tende ad avvicinarsi sempre più al limite di capacità imposta dal governo(45 milioni di tonnellate), «cresce la preoccupazione di un rallentamento della produzione interna e di un aumento delle importazioni del Paese, che andrebbe a comprimere la disponibilità internazionale».
Già nel 2025, infatti, aggiungono gli esperti, le importazioni sono aumentate di oltre il 15% anno su anno e le esportazioni di semilavorati in alluminio calate di oltre il 10%.
«Tali prospettive - spiegano gli analisti di Areté - alimentano fenomeni speculativi, con operatori non commerciali fortemente sbilanciati in iper acquisto: le posizioni nette lunghe sul mercato del London metal exchange risultano ai massimi almeno degli ultimi cinque anni. A ciò si aggiunge un ulteriore supporto derivante dal mercato del rame, che ha raggiunto massimi storici a causa delle interruzioni dell'approvvigionamento in alcune aree chiave». (riproduzione riservata)