MENU
Politica

Cina, la manifattura cresce anche in marzo trainata dall'export

Ma gli indici segnalano tendenze diverse: quello ufficiale dell'Ufficio di statistica indica un rialzo rispetto a febbraio, quello di una società privata ma accreditato presso gli investitori istituzionali registra un calo rispetto al mese prima. Ancora è l'export a giocare un ruolo prioritario nel sostenere l'attività


01/04/2026 17:36

di Mauro Romano - Class Editori

settimanale

Segnali discordanti arrivano da due indicatori che misurano l'andamento dell'attività manifatturiera in Cina. Per lo scorso mese di marzo, l'indice Pmi manifatturiero RatingDog, attestato a quota 50,8 punti segnala un leggero rallentamento  rispetto a febbraio quando aveva raggiunto il picco degli ultimi sei mesi a 52,1, con un'inflazione più elevata e tempi di consegna più lunghi.

L'indice Rating Dog prodotto da una società privata fondata da investitori istituzionali che fornisce rating e analisi, basata a Shenzhen, secondo gli addetti ai lavori, fornisce una visione più a tutto tondo dell'economia cinese con particolare attenzione allo stato di salute del settore privato e ai trend dell'occupazione.

Entrambe le letture, febbraio e marzo, segnalano comunque crescita: i produttori di beni hanno registrato un aumento dei nuovi ordini a marzo grazie a una maggiore domanda, all'acquisizione di nuovi clienti, all'espansione delle attività, alle promozioni e a prezzi competitivi, mentre la produzione è cresciuta per il quarto mese consecutivo, sebbene a un ritmo più lento.

Il numero di occupati è aumentato per il terzo mese consecutivo, il periodo più lungo di creazione di posti di lavoro dalla metà del 2021. Le prospettive a 12 mesi per i produttori cinesi sono rimaste positive, ma si sono attenuate rispetto a febbraio, nonostante una domanda dei clienti più solida, maggiori investimenti nella capacità produttiva e nuovi ordini.

Il secondo indicatore è quello ufficiale prodotto dal National Bureau of statistics (Nbs) che in marzo è salito più del previsto , registrando la migliore performance dell'ultimo anno e interrompendo due mesi di cali, grazie al forte slancio degli ordini destinati all'export.

Il Pmi manifatturiero Nbs ha segnato 50,4 punti, battendo il consenso degli economisti a 50,1 punti. La lettura rappresenta un rimbalzo significativo dopo due mesi di contrazione, con l'indice che si era attestato a 49,3 e a 49 punti a gennaio e febbraio, rispettivamente, quindi in territorio di contrazione (sotto i 50 punti). A marzo dello scorso anno, la lettura si era attestata invece a quota 50,5 punti.

I sottoindici hanno mostrato che produzione e nuovi ordini sono cresciuti, mentre gli indicatori relativi agli inventari di materie prime, all'occupazione e ai tempi di consegna sono rimasti in contrazione. L'attività manifatturiera ha guadagnato slancio poiché le fabbriche hanno accelerato la ripresa della produzione dopo una lunga festività nazionale a metà febbraio, ha spiegato Huo Lihui dell'Nbs.

Il Pmi non manifatturiero, anch'esso rilevato da Nbs, che misura l'attività nel settore dei servizi, tra cui il turismo, è poi salito a 50,1 punti a marzo dai 49,5 di febbraio. Ci sono però aspetti negativi. Costi più alti di spedizione e delle materie prime importate, incluso petrolio e prodotti chimici, causati dal conflitto in corso in Medio Oriente, hanno pesato maggiormente sulle aziende, ha sottolineato Huo. (riproduzione riservata)


Chiudi finestra
Accedi