L’Italia registra ottimi risultati nelle esportazioni globali, ma il rapporto con la Cina resta un punto critico. Secondo le più recenti elaborazioni basate su fonti statistiche ufficiali, le vendite italiane verso la Cina hanno raggiunto circa 18 miliardi di euro, mentre le importazioni dal Paese asiatico hanno superato i 52 miliardi, generando un saldo negativo di oltre 34 miliardi di euro. Nel 2025 il deficit è cresciuto ulteriormente, arrivando a circa –43 miliardi, più che raddoppiato rispetto al 2019.
Allo stesso tempo, l’Italia smentisce la stagnazione del commercio estero. In dieci anni le esportazioni sono cresciute del 48% in dollari correnti, il miglior risultato nel G7, e nel 2024 hanno sfiorato i 652 miliardi di dollari. Il successo globale è guidato da PMI competitive e da una diversificazione di prodotti e mercati.
Il rallentamento verso la Cina indica che il vecchio modello basato su volumi e prodotti standardizzati ha perso slancio. La sfida ora è trasformare quantità in valore. La Cina punta sempre più su tecnologia, innovazione e marchi forti, mentre fattori macroeconomici come consumi deboli e disoccupazione giovanile frenano la domanda di beni importati e discrezionali.
Qui nasce però un’opportunità: macchinari ad alta tecnologia, lusso su misura, farmaceutica specializzata e agroalimentare di qualità corrispondono alla nuova domanda cinese. Il calo dei volumi può diventare occasione per passare dalla vendita di prodotti alla co-creazione di soluzioni.
Nella manifattura avanzata ciò significa joint venture per macchinari e tecnologie verdi. Nel lusso e nel design, partnership con piattaforme digitali cinesi permettono di sviluppare collezioni basate su dati in tempo reale e gestire marketing e retail congiuntamente. Infrastrutture e finanza verde offrono un terzo canale: investimenti in logistica sostenibile e porti decarbonizzati generano domanda stabile per prodotti e servizi italiani.
Per ottenere risultati concreti servono regole chiare, strumenti di co-investimento, tutela della proprietà intellettuale e convergenza sugli standard, in coerenza con le regole europee sugli investimenti esteri.
La flessione delle esportazioni verso la Cina e il crescente disavanzo rappresentano una sfida significativa, ma possono anche diventare un’opportunità per ripensare e rafforzare la strategia commerciale.
L’Italia può spostare il rapporto dal volume al valore, puntando su qualità, innovazione e partnership industriali, trasformando la difficoltà congiunturale in un vantaggio strutturale sostenibile, costruito su una gestione attenta dei marchi, della proprietà intellettuale e dei dati sensibili. Una strategia di questo tipo permette di consolidare la leadership italiana, non solo come fornitore di prodotti, ma come partner di soluzioni integrate, capaci di generare valore duraturo per entrambi i mercati.
*Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana in Cina