Hanoi e Pechino saranno in Asia le uniche economie in crescita nel biennio 2020-2021 e l’Fmi prevede che le migliori performance 2021 saranno di India (+8,8%), Cina (+8,2%), Malesia (+7,8%) e Filippine (+7,4%).
L'appuntamento, dal 11 al 12 dicembre, è organizzato dall'ambasciata italiana nella Repubblica popolare cinese assieme a Agenzia ICE e Camera di Commercio Italiana in Cina. Focus su tecnologia, innovazione ed energia
A novembre ha battuto le attese con il maggior balzo dall'inizio della serie di registrazioni, partita nel gennaio 1981, principalmente a causa di un'impennata nelle esportazioni, per effetto di una forte domanda globale e prezzi delle materie prime più elevati.
Sono scattati dazi fino al 200% sul prodotto australiano, il più importato in Cina. E ora Pechino, primo produttore mondiale di vino, vorrebbe incentivare il consumo di vino nazionale, puntando a raddoppiare le coltivazioni entro il 2025. Può essere un'opportunità per i produttori esteri di qualità
A novembre si è alzato a 52,1 da 51,4 del mese prima, battendo le aspettative del mercato di 51,5 a indicare che l'economia ha continuato a riprendersi dopo che il governo ha revocato il lockdown e aumentato gli investimenti.
Nei primi 10 mesi i profitti sono aumentati dello 0,7% su base annua diventando positivi per la prima volta nel 2020, dopo il fermo delle attività industriali all'inizio dell'anno. In ottobre l'utile industriale è balzato del 28,2%, accelerando dall'aumento del 10,1% a settembre. Secondo i dati ufficiali, oltre il 60% delle aziende ha registrato una crescita degli utili nei primi 10 mesi
In compenso in patria hanno aumentato gli acquisti. Alcuni marchi hanno aumentato i prezzi a livello globale al fine di sostenere la loro crescita organica. Ricavi record nel mercato del Dragone per alcuni brand del lusso, da Ferragamo a Vuitton, a Prada a Kering. L'analisi nel report di Ubs
Con l'impulso della Cina, il trattato firmato dai principali paesi dell'area pacifico, che dovrebbe entrare in vigore dal 2022, ha l'ambizione di regolare affari e scambi che riguardano oltre 2,2 miliardi di persone e il 30% del pil globale, Non solo abbattendo i dazi. Prodromi di un nuovo ordine?
L’accordo darà a 300 aziende italiane la possibilità di attivare in maniera gratuita, con il contributo del’Ice, una membership premium su Alibaba.com e di essere inserite all’interno del “Made in Italy Pavilion” per 24 mesi, usufruendo di programmi di formazione e servizi di assistenza dedicati per la gestione del proprio profilo online.
Emerge da un sondaggio tra le 1300 imprese Usa attive nel Dragone realizzato tra l'11 e il 15 novembre. Tuttavia i dirigenti sono preoccupati per la salute e la sicurezza del personale e molte non hanno ancora deciso se aumentare o meno gli investimenti in quel paese
La crescita dei consumi interni e l'impossibilità di spostamenti tra Paesi porteranno a fine anno a un aumento del 44% del mercato di Pechino, fino a 44 miliardi di euro. Nel 2020 stimata una contrazione globale dei beni di lusso pari al 23%, la peggiore dal 2009 ma migliore rispetto alle stime di marzo. Crescono i canali di vendita online e gli acquisti locali
Oggi l’interscambio fra i due Paesi è pari a 44,6 miliardi di euro a fronte di un interscambio totale di 4.000 miliardi di euro della Cina. Le esportazioni dall’Italia verso la Cina sono passate dall’equivalente di 19 milioni nel 1971 a circa 13 miliardi di euro nel 2019 e la Cina è il nono mercato di sbocco per l’export italiano.
La società di consulting del celebre brand automobilistico ha scelto quel mercato per lanciare una piattaforma di intelligenza artificiale che è in grado di prevedere quali configurazioni di auto sono più attrattive per il cliente, con l‘obiettivo di avere disponibili in concessionario dei prodotti più in linea con i gusti locali
La produzione industriale in Cina è salita del 6,9% anno su anno in ottobre, il dato più significativo da dicembre 2019 e oltre le attese di mercato per un rialzo del 6,5%. Siglato il più grande accordo commerciale del pianeta. Include 10 economie del sud-est asiatico insieme a Cina, Giappone, Corea del Sud, Nuova Zelanda e Australia
Pechino ha rotto gli indugi , allineandosi a quanto già fatto dai leader europei. Il presidente statunitense firma un ordine esecutivo che prende di mira società ritenute in mano ai militari cinesi. Nella lista compaiono anche Huawei e ChemChina.