Negli ultimi anni in Cina il consumo di pasta secca ha avuto una espansione dovuta soprattutto alla Generazione Z che vede in questo prodotto un appeal particolare che compete sempre di più con i famosi chinese noodles.
Nello specifico, nell’anno 2025, l’importazione nel mercato cinese del segmento di pasta secca è stato pari in valore a 1,5 miliardi di dollari rispetto ad un consumo mondiale pari a 5,6 miliardi di dollari con una crescita (cagr) del 5,8% anno su anno (Data Source Guanyan World Data Center)
Nel paniere dei Paesi esportatori verso la Cina la parte del leone è dell’Italia per il 49%, seconda viene la Turchia con il 32% e a seguire la Corea del Sud con il 9%, il Giappone con il 3%, la Grecia con 2% e altri Paesi il 4%. Il marchio leader italiano è Barilla, uno dei primi 10 marchi più rilevanti nel mercato globale secondo il Global Rep-Track 2026, seguito da De Cecco, La Molisana, Zara e Rummo.
La Cina è risultata anche il paese come dato di propensione la più disponibile, attraverso i suoi consumatori, a pagare un prezzo premium per i prodotti alimentari italiani, secondo un’indagine svolta dall’Osservatorio Made in Italy in the Social Media Age, commissionata a fine 2025 da Pulse Advertising in collaborazione con l’Istituto Eumetra. Infatti, il 93% degli intervistati a Pechino ha confermato questa propensione associata al Made in Italy con Barilla, seguita da Ferrero e Lavazza.
Ad aprire i mercati asiatici, la Barilla ha incominciato negli anni settanta con la collaborazione dell’Istituto alberghiero di Stresa diffondendo la tradizione italiana della pasta. In Cina la tradizione italiana della pasta è arrivata negli anni novanta ma ha ben recuperato.
All’interno del gruppo dei consumatori si distinguono tre categorie: quella dei giovani tra i 20 e 35 anni (young urban) che sono alla ricerca di quello che viene definito “convenient meal” ovvero un cibo veloce, spesso ready to cook condizionato dal tipo di vita urbana e professionale che hanno scelto.
Un’altra categoria è quella della middle-upper class alla ricerca della pasta premium; infine quella del consumatore consapevole che ha in mente prodotti gluten-free piuttosto che derivato da farine integrali e orientata alla tutela della salute alla ricerca di prodotti innovativi. I canali per soddisfare questa domanda differenziata sono sostanzialmente l’e-commerce ed il retail.
La vendita online, attraverso le tre piattaforme principali TMall, J.Dcom e Pinduoduo, presenta un vantaggio sul prezzo in quanto con il cross-border e-commerce i prodotti non sono assoggettati a dazi (0% tariffs) e in genere si presentano in confezioni da 250g o altri formati speciali per premium brands, inclusi quelli gluten-free o organici. La vendita tradizionale da retail offre confezioni da mezzo chilo soprattutto per il consumo domestico.
Aldilà del prodotto importato con un prezzo superiore alla produzione locale esiste anche il segmento della pasta precotta e disidratata, prodotta soprattutto da aziende locali cui si abbinano sughi e condimenti che si avvicinano al palato dei consumatori cinesi a base di funghi, molluschi e di salse piccanti.
Nell’ultima edizione a Shanghai del Food&Hospitality China, la più importante rassegna di settore, è stata notata lo stand di una azienda cinese che presentava il proprio prodotto utilizzando macchinari italiani e farina neozelandese con packaging da loro ideato.
Sopravvivono ancora delle barriere sia soggettive che oggettive. Quelle soggettive concernenti il gusto cinese da amalgamare al modus italiano è la salatura dell’acqua di cottura che non viene usata per lo spaghetto cinese e la durata della cottura stessa per mantenere la pasta al dente, talvolta ritenuta dura nella masticazione.
Oggettive sono le norme sanitarie e l’etichettatura del packaging, requisito preliminare per l’importazione in Cina. Ma nella Giornata Nazionale del Made in Italy, i risultati di questo grande mercato sono soddisfacenti, almeno per la pasta, nel presupposto di ulteriori e più marcati sviluppi. (riproduzione riservata)
* corrispondente da Shanghai, dove vive e lavora da 30 anni