Gli utili delle industrie cinesi sono aumentati a marzo nonostante le turbolenze sui mercati energetici globali dovute al conflitto in Medio Oriente.
Nonostante le preoccupazioni relative all'impatto dell'aumento dei prezzi del petrolio e dei problemi nelle catene di approvvigionamento sulle aziende cinesi, i profitti a marzo sono balzati del 15,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Il risultato è stato trainato soprattutto dalla forza dei settori manifatturieri di apparecchiature e alta tecnologia, riferisce l'Ufficio nazionale di statistica cinese.
Il funzionario senior Yu Weining ha sottolineato che le misure politiche di sostegno dell'economia adottate da Pechino hanno contribuito a sostenere gli utili, ma avverte che l'economia sta affrontando un contesto esterno incerto, mentre a livello interno una forte offerta si scontra con una domanda debole.
Nel bimestre gennaio-febbraio gli utili industriali era cresciuti del 15,2%, quindi in marzo c'è stata una leggera accelerazione. Secondo Zhiwei Zhang, capo economista di Pinpoint Asset Management, il rialzo a doppia cifra è coerente con le forti esportazioni e con la crescita economica del trimestre, che ha superato il target del governo. Tuttavia, i problemi in Medio Oriente sono destinati a riflettersi anche in Cina. Zhang prevede che l'economia possa subire pressioni nel secondo trimestre, poiché l'aumento dei prezzi dell'energia e la debole domanda esterna potrebbero penalizzare le esportazioni del Paese.
Pechino aveva già iniziato a sostenere attivamente la crescita economica prima che Stati Uniti e Israele attaccassero l'Iran a fine febbraio. Per esempio, la banca centrale ha anticipato l'emissione di obbligazioni governative e l'allocazione di fondi fiscali nel tentativo di aiutare a raggiungere l'obiettivo di crescita del Pil del 2026 fissato tra il 4,5% e il 5%.
Gli economisti stanno valutando se l'aumento dei prezzi dell'energia possa erodere ulteriormente i margini già sottili delle imprese cinesi. Il mese scorso, i prezzi più alti del petrolio hanno contribuito a far aumentare i prezzi alla produzione in Cina per la prima volta da oltre tre anni, mentre l'inflazione dei consumi è rimasta contenuta.
Secondo gli economisti di Citi, gli effetti peggiori dell'aumento dei prezzi globali del petrolio sull'inflazione cinese sarebbero già passati e non ci sono segnali che possano spingere significativamente al rialzo i prezzi al consumo. I prezzi domestici della benzina e del diesel in Cina sono entrambi scesi tra il 4% e l'8% rispetto ai massimi di inizio aprile, fattore che potrebbe sostenere i margini di profitto delle imprese, puntualizzano gli esperti. «Le prospettive dei prezzi dipendono in larga misura dal petrolio. In assenza di un nuovo forte rialzo, il picco della pressione inflazionistica potrebbe essere ormai alle spalle».
Gli investitori ora attendono la riunione del Politburo cinese questa settimana, in cui la leadership discuterà le politiche economiche. Sebbene la forte crescita del primo trimestre renda improbabile un allentamento significativo nel breve termine, i leader potrebbero fornire indicazioni sui piani per proteggere ulteriormente l'economia da futuri shock energetici.
«Ci aspettiamo che i decisori politici mantengano un orientamento favorevole alla crescita, si concentrino maggiormente sull'attuazione delle misure di allentamento pianificate, soprattutto sul fronte fiscale, e continuino a sottolineare la strategia di lungo periodo per promuovere la manifattura ad alta tecnologia, le nuove infrastrutture, i settori dei servizi e il benessere della popolazione», hanno scritto gli economisti di Goldman Sachs. (riproduzione riserrvata)