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Politica

Il pil cinese fa +4,3% nel secondo trimestre ma delude le attese

L'eccezionale performance delle esportazioni non riesce a bilanciare la debolezza dei consumi interni, mentre diminuiscono gli investimenti fissi, soprattutto nel settore immobiliare. Bene la produzione manifatturiera e anche le vendite al dettaglio crescono leggermente


15/07/2026 13:47

di Alberto Chimenti - Class Editori

settimanale

Non è bastata l'eccezionale performance degli scambi con l'estero della Cina, e in particolare delle esportazioni, ad imprimere lo slancio all'economia che forse Pechino di aspettava nel secondo trimestre di quest'anno. Infatti, ha certificato il National Bureau of Statistics, il pil della seonda economia del mondo, è cresciuto al 4,3%, il ritmo annuo più lento dal quarto trimestre del 2022, poiché la debole domanda interna e la prolungata crisi del settore immobiliare hanno continuato a pesare sulla performance del Paese.

Nei primi tre mesi dell'anno la crescita era arrivata al 5%. L'ultima lettura ha deluso il consenso degli economisti che avevano previsto una crescita del 4,5% a/a. Su base trimestrale, il Pil si è espanso dello 0,9%, in linea con le aspettative, ma in rallentamento rispetto all'incremento dell'1,3% dei tre mesi precedenti.

La produzione industriale è però aumentata del 5,3% su base annua a giugno, accelerando dal 4,5% di maggio e superando il consenso degli economisti al 4,7%. Anche le vendite al dettaglio sono cresciute dell'1% a livello annuale, dopo il calo dello 0,6% registrato a maggio, battendo le attese degli esperti (-0,1% a/a), segnale di un miglioramento della spesa dei consumatori.

Gli investimenti fissi sono invece diminuiti del 5,7% nei primi sei mesi dell'anno, peggio delle attese di un calo del 5% e rispetto alla flessione del 4,1% registrata nel periodo gennaio-maggio. Gli investimenti immobiliari hanno continuato a mostrare debolezza, con una contrazione del 18% nel primo semestre, dopo il calo del 16,2% nei primi cinque mesi dell'anno, evidenziando la persistente crisi del comparto.

Un ulteriore segnale di rallentamento arriva dal mondo delle banche che segnalano in gigno una diminuzione dei nuovimprestiti erogati. 

Le banche cinesi hanno erogato nuovi prestiti per 1.610 miliardi di yuan, equivalenti a 237,75 miliardi di dollari, secondo i dati della Banca centrale cinese. La lettura è superiore ai 520 miliardi di yuan registrati a maggio, ma inferiore ai 1.950 miliardi di yuan previsti dagli economisti.

Questi dati indicano una ripresa disomogenea della seconda economia mondiale: la maggiore forza della produzione manifatturiera e il recupero dei consumi contribuiscono a compensare la persistente debolezza degli investimenti e del mercato immobiliare.

I dati arrivano nella stessa settimana in cui Pechino ha presentato il suo primo piano quinquennale dedicato al rilancio dei consumi, con l'obiettivo di portare le vendite al dettaglio annuali a circa 60.000 miliardi di yuan entro il 2030. Il piano punta ad aumentare i redditi delle famiglie, migliorare il sistema di protezione sociale e i servizi pubblici e incentivare la spesa nei settori dell'assistenza agli anziani, dell'infanzia, della sanità, del turismo, dello sport e dell'istruzione.

Il piano prevede inoltre la promozione di nuovi modelli di consumo, compresi quelli digitali e basati sull'intelligenza artificiale, nonché un allentamento delle restrizioni nei settori dell'edilizia residenziale, dell'acquisto di automobili e dell'intrattenimento.

«Rilanciare i consumi è la sfida più difficile. Ci vuole tempo per ricostruire la fiducia delle famiglie», afferma Kenneth Goh, direttore della divisione private wealth management di Uob Kay Hian. «Nella realtà le fabbriche sono molto attive, ma i consumatori sono più selettivi e prestano molta attenzione al rapporto qualità-prezzo. La fiducia sta tornando lentamente».

Secondo Goh, i responsabili politici probabilmente si concentreranno maggiormente sul sostegno diretto alle famiglie, attraverso aiuti diretti, un rafforzamento della rete di protezione sociale e misure per stabilizzare il mercato immobiliare, piuttosto che fare affidamento sulla spesa per infrastrutture.

Gli investitori attendono ora la riunione del Politburo prevista per la fine di luglio, dalla quale potrebbero emergere indicazioni su nuovi stimoli destinati a orientare la politica economica per il resto dell'anno. «La crescita economica ha rallentato nel secondo trimestre, ma non sono convinto che questo spingerà il governo a modificare significativamente il proprio orientamento di politica economica nei prossimi mesi», ha spiegato Zhiwei Zhang, capo economista di Pinpoint Asset Management. «Il governo è ancora sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo ufficiale di crescita. La riunione del Politburo prevista nell'ultima settimana di luglio fornirà indicazioni sulle intenzioni dei decisori politici».

Finora la Cina ha assorbito l'ultimo shock petrolifero grazie alla solidità delle proprie scorte energetiche e ai prezzi dei carburanti controllati dallo Stato. Tuttavia, un prolungato aumento dei costi dell'energia potrebbe comprimere i margini delle imprese manifatturiere, ridurre il potere d'acquisto delle famiglie e complicare gli sforzi per sostenere la crescita. (riproduzione riservata)


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